Pianeta atenei

Dalle telematiche un contributo a tutte le scuole e agli altri atenei

di Eugenio Bruno

Le università telematiche sono pronte a dare il loro contributo per combattere l’emergenza. E «per superare almeno nel settore della formazione le stringenti criticità fornendo contenuti e soluzioni per favorire il pieno completamento degli anni scolastici ed accademici». A dirlo è Alessandra Barbanti, rettrice e fondatrice dell’università telematica Gugliemo Marconi di Roma. Oltre che esperta di e-learning da una ventina d’anni: a cavallo tra gli anni ’90 e il 2000 faceva parte del consorzio Forcom che ha si è battuto per l’introduzione anche in Italia degli atenei telematici, arrivata poi nel 2004 con il decreto Moratti-Stanca.

Come giudica il panorama dell’e-learning offerto dalle università italiane?

Da quando nel lontano 2000 ho prospettato per prima alle competenti istituzioni la necessità di colmare il gap culturale con i paesi più innovativi e di introdurre anche in Italia questa modalità di insegnamento, posso dire che si è fatto moltissimo, soprattutto in un Paese che in fin dei conti ha investito troppo poco su tecnologie, banda larga e digitalizzazione. Eppure oggi esistono università telematiche di grande qualità e serietà capaci di offrire agli studenti percorsi formativi mirati che tengono conto delle esigenze di chi lavora e che contribuiscono a elevare la qualità socio culturale del sistema Paese senza alcun onere per lo Stato. Ovviamente si può migliorare ancora sia in termini di qualità dell’offerta formativa (ad oggi pari a 137 corsi di laurea e circa 400 master di primo e secondo livello) sia delle garanzie richieste dalla riforma Gelmini.

In che modo?

La riforma se andiamo a vedere è servita me lo lasci dire, per fare pulizia. I controlli sui servizi che erogano le università telematiche sono annuali e, le assicuro, stringenti. L’eterno scontro-confronto tra queste e quelle tradizionali, cosiddette “frontali”, finisce per fotografare un Paese che non vuole adeguarsi ai tempi e soprattutto all’era digitale. I “millennials”, i cosiddetti nativi digitali, da quest’anno hanno fatto il loro ingresso nel mondo delle università ed è impensabile non garantirgli anche un’offerta di istruzione a distanza. Io ho insegnato per anni come ordinario alla Sapienza e provenendo proprio dalle università frontali dico che è definitivamente ora di superare questa chiusura mentale e questo miope pregiudizio che fa male allo sviluppo del Paese e sopra tutto agli interessi degli studenti che devono invece essere l’unico obiettivo del nostro agire.

L’esperienza di oltre 15 anni delle telematiche come può tornare utile in questa fase di emergenza?

Le università telematiche sono già pronte a fronteggiare le richieste che potrebbero arrivare dalle istituzioni, dal mondo accademico e dalle scuole in questa fase di emergenza, grazie all’avanguardia tecnologica raggiunta dopo anni di investimenti e di ricerca su piattaforme, mezzi e contenuti. La Unimarconi già da giovedì scorso garantisce sia sessioni di esami che di laurea a distanza con aule virtuali che garantiscono la piena regolarità e trasparenza, oltre che il totale accesso remoto degli studenti a piattaforme, contenuti e materiali. Questa modalità di insegnamento trasparente, efficace ed equa è quindi l’unica soluzione alle moderne esigenze formative del paese e lo è in particolar modo in questa fase estremamente critica e delicata. In questa prima settimana di sospensione dei corsi di laurea e delle lezioni sta emergendo l’importanza della formazione a distanza e i limiti infrastrutturali del sistema di istruzione italiano tradizionale, ma sono convinta che tutto il comparto delle università telematiche è a disposizione per superare almeno nel settore della formazione le stringenti criticità fornendo contenuti e soluzioni per favorire il pieno completamento degli anni scolastici ed accademici.


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