Studenti e ricercatori

A distanza il 4%  dei corsi, ma è corsa a recuperare il gap

di Eugenio Bruno

Sedute di laurea a distanza a Pavia, Pisa e al Politecnico di Milano. Esami scritti (e online) a Padova. Trasformazione di tutti i corsi da frontali in digitali alla Bocconi, alla Luiss e a Padova. Open day virtuale alla Cattolica. Sono solo alcune delle strategie anti-chiusura messe in campo nei giorni scorsi dagli atenei italiani dopo la sospensione delle attività didattiche, causa coronavirus, su tutto il territorio nazionale. E altre ne seguiranno da qui in avanti. Nell’ambito di una strategia che, nata per fronteggiare l’emergenza, può rappresentare l’occasione per «guardare al futuro», come sottolineato dal presidente della Conferenza dei rettori (Crui), Ferruccio Resta, all’indomani della scelta del governo di “fermare” pro tempore scuole e università.

Esattamente come negli istituti scolastici, anche negli atenei all’improvviso la parola d’ordine è diventa “e-learning”. Dalla presenza si è passati all’assenza; dall’insegnamento frontale alle aule virtuali. In un quadro generale comunque migliore rispetto alle scuole. Con tante piattaforme di ateneo già preesistenti, 11 università interamente telematiche e il 4,2% di tutti i corsi erogati già integralmente o parzialmente a distanza (o in forma mista, cioè con meno del 66% dei crediti attribuiti online).

La diffusione dell’e-learning

Fermo restando che si tratta solo di uno dei tanti indicatori utilizzabili per misurare l’attitudine al digitale delle nostre accademie, il primo elemento che balza agli occhi è che nell’arco di un decennio i corsi a distanza attivi negli atenei statali sono saliti dai 100 del 2011 ai 195 attivi nel 2019 secondo il portale Universitaly. Considerando che nel frattempo le lauree sono salite da 4.334 a 4.645 il peso dell’e-learning è cresciuto dal 2,3 al 4,2 per cento. Rinviando al grafico pubblicato nella pagina precedente per i dettagli, in questa sede ci limitiamo a sottolineare che oltre il 60% delle iniziative a distanza riguarda le realtà telematiche. Un’esperienza che potrebbe tornare utile in questo momento.

Le istruzioni del ministero

Al momento ciascun ateneo sta fronteggiando l’emergenza come può. Sulla base di una circolare del ministro Gaetano Manfredi che, attuando il Dpcm del 4 marzo, ammette la «possibilità» di svolgere «attività formative a distanza», tenendo conto delle esigenze specifiche degli studenti con disabilità. La modalità telematica - sottolinea ancora il documento ministeriale - è ammessa anche per gli esami e sedute di laurea purché sia comunque garantita la pubblicità degli stessi. Passando alle eccezioni viene specificato che lo stop non riguarda la formazione specialistica dei medici né i corsi di dottorato.

Le scelte sul campo

Nei territori che sono stati colpiti prima dall’emergenza la sperimentazione è chiaramente più avanti. Ad esempio in Lombardia dove sia il Politecnico di Milano che l’università di Pavia hanno tenuto le prime sedute di laurea in modalità virtuale già durante la prima settimana di marzo e anche la Bicocca si è attrezzata per farlo. Stesso discorso per le università non statali. In Bocconi ad esempio tutti i corsi sono stati trasferiti sulla piattaforma di ateneo. «Siamo partiti dal Mba full time - racconta Leonardo Caporarello, direttore del Built (Bocconi university innovation in learning and teaching) - e poi ci siamo allargati agli altri insegnamenti. Accompagnando la parte video e quella live con altre attività di interazione con lo studente. Ad esempio simulazioni web da svolgere da soli o in team». Il passaggio successivo riguarderà esami e sedute di laurea. E anche la Luiss tutta la didattica è stata spostata online: «Abbiamo fatto un passo in più – chiarisce il direttore generale Giovanni Lo Storto – abbiamo scelto di non registrare le lezioni, ma di andare da subito live con tutti i docenti per non interrompere il rapporto in presenza, per quanto virtuale. Ho visto che gli studenti sui social stanno scrivendo: Luiss non si ferma. È vero, Luiss non si ferma, nessuna delle nostre vite si deve fermare».

Anche altrove lo switch è stato rapido. L’università di Pisa ha utilizzato i primi giorni dell’emergenza per diffondere tra allievi e docenti le “istruzioni per l’uso” e poi ha avviato anche le lezioni online, come racconta il prorettore alla didattica, Marco Abate: «Sia pure con qualche inevitabile perdita sulla qualità della didattica, in questo modo contiamo di conciliare l’esigenza di salvaguardare il percorso formativo degli studenti con le importanti misure di prevenzione della diffusione del virus». È la sua speranza.


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