Studenti e ricercatori

Il mio rientro dall’Erasmus in Spagna: un’odissea lunga 44 ore

di Camilla Deiana

Mi chiamo Camilla Deiana, sono una studentessa di Scienze Politiche dell'Universita di Bologna. Mi trovavo ad Alicante (Spagna) per ragioni di studio (Erasmus).

Inizialmente avevo deciso di rimanere in Spagna, poiché lì la situazione era ancora molto tranquilla e,forse, perché io stessa sottovalutavo la situazione. Ho iniziato a capirne la gravità solo dopo che Modena, la mia provincia, è diventata zona rossa. Da quel momento ho iniziato ad evitare luoghi affollati o mezzi pubblici, ma l'università era aperta e io ero obbligata ad andarvi.

Martedì 12 tutti noi studenti italiani abbiamo ricevuto una mail dalle rispettive università dove ci veniva proposto un volo di stato per il rimpatrio. Dopo aver contattato consolati, ambasciate e unità di crisi della Farnesina per ulteriori informazioni, ci viene detto che al momento non si stavano organizzando voli, le uniche modalità per fare rientro nel nostro paese erano via mare o via terra. Allo stesso momento però, ci viene caldamente consigliato di tornare il più presto possibile data la gravità della situazione. In parole povere ci è stato detto di arrangiarci in quel momento.

Venerdì in nemmeno 24 ore, la situazione in Spagna si è ribaltata, dal nulla si è passati a tutto: dichiarazione di stato di allerta, chiusura delle università, quarantena per l'intero paese e la nave che sarebbe partita da Civitavecchia quella sera sarebbe stata l'ultima. Tra una lacrima e l'altra ho fatto le valigie e ho preso l'ultimo treno per Barcellona.

All'imbarco,a me e alla mia compagna di viaggio, non viene fatto nessun controllo (nemmeno la temperatura), il che ci ha lasciato un po' perplesse, data la situazione. Sulla nave non vi era alcuna norma: nessuna distanza di sicurezza, numero massimo di persone nelle aree comuni, molti membri del personale non erano muniti di guanti o mascherine. Il viaggio sarebbe dovuto durare 20/21 ore ma è finito per durarne 32. 32 ore su una nave con 1200 persone a bordo senza nessun controllo o norma!

Allo sbarco a Civitavecchia è stata misurata la febbre a tutti e dopo di che abbiamo atteso in fila (senza nessuna distanza di sicurezza, posso allegare la foto) per il controllo dell'autocertificazione. Da lì ho preso una navetta, tre treni e un taxi per poter rientrare al mio domicilio. E qui arriva ciò che più mi ha lasciato perplessa: l'incapacità da parte delle autorità nel darmi (non solo a me ma anche ai compagni di viaggio conosciuti durante questa avventura) una risposta unanime.

Prima di lasciare Alicante, avevo contattato la Polizia di Frontiera di Civitavecchia per avere la certezza di non avere problemi (in quanto proveniente dalla Spagna) e per chiedere se fosse possibile far venire almeno un genitore a Civitavecchia, poiché avevo molti bagagli con me mi sarebbe stato difficile spostarmi autonomamente. Il poliziotto mi ha rassicurato, dicendomi che un genitore munito di autocertificazione sarebbe potuto venire. Mentre la nave sostava nel porto di Porto Torres, una ragazza ha contattato i Carabinieri della sua città e le hanno dato la risposta opposta ovvero non vi era uno stato di necessità e quindi il genitore sarebbe andato incontro a sanzione o denuncia.

A questo punto inizia il giro infinito di chiamate: Polizia di Civitavecchia, Carabinieri di Civitavecchia, Questura di Modena, Carabinieri di Maranello (c'è chi ha persino contattato la Farnesina!), tutte queste autorità mi davano risposte diverse: sì, no, non ascolti la Polizia, non ascolti Carabinieri, prenda la denuncia e faccia ricorso, mi trovo in disaccordo con il mio collega, e via dicendo.

Ho trovato incredibile che in una situazione di emergenza nemmeno le autorità fossero in grado di aiutarci. Dopo un'Odissea durata la bellezza di 44 ore sono finalmente riuscita a tornare a casa, ma ci sono ancora migliaia di nostri connazionali bloccati non solo in Spagna ma in tutto il mondo.


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