Studenti e ricercatori

Sapienza seconda al mondo per Storia antica, PoliMi sesto per Arte e design

di Eugenio Bruno

Le università italiane fanno progressi. A dirlo è il “QS World University Ranking by subject” , appena pubblicato, che vede otto dipartimenti tricolori nella Top-10 mondiale per disciplina. Un anno fa erano sei. Con alcune ccellenze a macchia di leopardo come la Sapienza di Roma, che si posiziona seconda al mondo per Storia antica, il Politecnico (sesto per Arte e design) e la Bocconi (settima per Business e Management) di Milano. In un contesto globale che vede Cambridge e Harvard primeggiare, rispettivamente, con 38 e 35 presenze tra le migliori dieci.

Italia settima al mondo
La classifica elaborata dalla società QS Quacquarelli Symonds analizza e compara 13.138 programmi universitari, seguiti da 1.368 atenei sparsi in 83 paesi del mondo. Dalla fotografia del 2020 l’Italia esce tutto sommato bene, per ammissione dello stesso report, che definisce la nostra istruzione superiore un «deposito di tante eccellenze». Sotto la lente - spiega il documento - sono finiti 431 programmi di studio offerti da 47 università sparse lungo lo Stivale. Di questi, 86 sono scesi nella classifica mentre 67 hanno migliorato la loro
posizione. Numeri che fanno comunque dell’Italia «la settima migliore nazione al mondo al mondo, la seconda in Europa dopo la Germania», come sottolinea Ben Sowter, vicepresidente di QS Quacquarelli Symonds, al Sole 24 Ore. Unione europea di cui, dopo Brexit, non fa più parte il Regno Unito.

Gli atenei italiani al top per studi umanistici
Come detto le università italiane che sono riuscite a entrare nella Top 10 di settore sono otto. Quella che si posiziona più in alto è la Sapienza di Roma che si piazza al secondo posto per Storia antica. Un comparto che all’ottavo posto vede un altro “volto noto” da queste parti (la Normale di Pisa) e, complessivamente, altre quattro presenze tricolori tra le prime 50 al mondo: Bologna, Pisa, Tor Vergata e Statale di Milano. Degna di nota, restando sempre in are umanistica, è poi l’ottavo posto per Archeologia appannaggio del maxi-ateneo capitolino.

Le eccellenze in campo scientifico
Nel sottolineare che l’Italia eccelle anche nel campo delle scienze sociali e delle scienze dure il “QS World University Ranking by subject” mette in risalto le performances del Politecnico di Milano. L’ateneo guidato da Ferruccio Resta, fresco di nomina alla presidenza della Conferenza dei rettori , compare tra le migliori 10 facoltà al mondo di Architettura. Più precisamente, al settimo posto. Lo stesso Politecnico lo troviamo poi al sesto posto per Arte e Design, al settimo per Ingegneria civile e strutturale al nono per Ingegneria meccanica, aeronautica e industriale.

Trend in crescita per la Bocconi
Sugli scudi si conferma anche l’ateneo di via Sarfatti. Oltre a salire al terzo posto in Europa e al settimo al mondo per Business e Management, Bocconi migliora il suo ranking anche in Accounting&Finance, salendo dalla 18esima piazza di un anno fa alla 17esima (quarta però in Europa) del 2020. Immutata invece la posizione conseguita per Economia ed econometria: sedicesima al mondo era e sedicesima resta.

Il resto del mondo
Se dall’eccellenza a macchia di leopardo passiamo a quella in valore assoluto il nostro paese inevitabilmente arretra. Basta guardare le prime dieci università per presenza nelle Top 10 mondiali. In pratica, se escludiamo la settima posizione occupata dall’Eth di Zurigo, ci troviamo dinanzi a un duopolio Regno Unito-Usa. Con le università inglesi che si prendono il primo (Cambridge con 38 citazioni), il terzo (Oxford con 34) e l’ottavo posto (la London School of Economics con 13). E quelle statunitensi che si aggiudicano il secondo (Harvard con 35 citazioni), il quarto (Berkeley) , il quinto (Stanford), il sesto (Mit), il nono (University of California di Los Angeles) e il decimo posto (Yale).

Come leggere i dati italiani
Interpellato dal Sole 24 Ore, il vicepresidente di QS Quacquarelli Symonds, Ben Sowter, invita a non leggere questi dati come indicatore di debolezza complessiva del sistema italiano al netto di alcune eccellenze settoriali.E spiega anche perché: «Il nostro ranking è un esercizio relativo più che assoluto e dunque parole come forza e debolezza andrebbero percepite anche loro in termini relativi». E un’ulteriore conferma, secondo lui, arriva da quel settimo posto complessivo al mondo che il nostro paese porta a casa.
Un accenno Sowter lo dedica infine alle basse performances dell’indicatore legato alle pubblicazioni scientifiche, che potrebbero aver penalizzato i nostri atenei. Dati da leggere, precisa ancora Sowter, più «come ristrettezza delle risorse impiegate che come qualità dei singoli ricercatori». Ed è lui stesso a ricordare che «tra il 2007 e il 2017 la spesa media dell’Unione europea in ricerca e sviluppa è cresciuta dall’1,77 al 2,07% mentre quella italiana dall’1,13 all’1,35%». Peccato che - stando agli obiettivi di Europa 2020 - l’intero Vecchio continente si era dato come target il 3 per cento.


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