Pianeta atenei

di Antonello Orlando

I liberi professionisti avevano osservato il decreto di riforma del welfare dello scorso gennaio 2019 con parziale interesse, in quanto i tre principali provvedimenti pensionistici (Quota 100, Opzione donna e riscatto di laurea agevolato) non avevano impatti diretti sul proprio futuro pensionistico. Le forme di accesso a pensione e riscatto direttamente coinvolti da queste riforme afferiscono infatti alle gestioni dell’Inps e non a quelle delle Casse previdenziali.

Platea allargata

A partire dalla fine di gennaio scorso, tuttavia si è ricominciato a parlare in modo insistente del riscatto di laurea light e dell’opportunità che questo rappresenta per anticipare la pensione. Il motivo è la pubblicazione della circolare Inps 6/2020, che ha fornito una lettura estensiva di questo istituto, rendendolo di fatto accessibile a una platea molto più ampia di quella originariamente ipotizzata. Venuto meno il requisito anagrafico dell’età entro i 45 anni (espunto nella conversione del decreto originario), per potere esercitare il riscatto a prezzo forfettario è necessario avere studiato dopo il 1995, vale a dire nei periodi di competenza del metodo di calcolo contributivo della pensione stabiliti dalla legge Dini (la 335 del 1995).

Nella circolare l’Inps ha, però, ricordato che anche per chi ha studiato prima del 1996, c’è una chance di godere del riscatto scontato, ovvero passare al metodo contributivo. Tale facoltà, prevista sempre dalla legge Dini, consente a chi ha meno di 18 anni di contributi al 1995, almeno 15 anni di contributi complessivi di cui non meno di 5 dopo il 1995 di manifestare, in modo irrevocabile, la volontà di ricalcolare l’intero assegno con il metodo contributivo. Per i professionisti che hanno dunque 15 anni di contributi in Inps, si accende la possibilità di optare per il metodo contributivo e accedere a questa forma di riscatto.

Valutare la convenienza

Vale la pena di interrogarsi però sulla sua convenienza per chi, come i lavoratori autonomi oggi iscritti alla Cassa di categoria, ha una storia contributiva più stratificata. Il valore di questo riscatto è limitato in riferimento all’incremento del futuro assegno pensionistico in quanto, essendo calcolato con metodo contributivo, aumenta la futura quota di pensione proporzionalmente alla spesa. Si può approssimare che per una pensione di vecchiaia, in assenza di rivalutazione, il riscatto light di ogni anno di studi aumenti l’assegno futuro percepito a 67 anni di poco più di 20 euro lordi mensili.

In questo senso, dunque, la spesa che il professionista iscritto alla Cassa potrà sostenere sarà finalizzata all’anticipazione dell’accesso a pensione con l’invocazione di un ulteriore istituto, vale a dire il cumulo contributivo. Infatti, se un avvocato utilizzasse il riscatto agevolato in Inps per arrivare ai 40 anni di contributi (unitamente ai 62 di età) richiesti dalla pensione di anzianità della Cassa, oltre alla modesta spesa del riscatto dovrebbe mettere a budget anche quella della ricongiunzione onerosa ex legge 45/1990, riducendo drasticamente i margini di convenienza dell’operazione.

La stessa valutazione riguarderebbe il consulente del lavoro alla ricerca dei suoi 40 anni di contributi (ridotti a 39 nel 2020 per i soli consulenti nati entro il 1960) o anche il dottore commercialista (per traguardare i 40 anni di contribuzione o i 38 all’età di 61 anni di età).

Il cumulo contributivo

Ciò che invece cambierà lo scenario di convenienza sarà il ricorso, una volta effettuato il riscatto light, al cumulo contributivo. Infatti, se i professionisti punteranno alla pensione anticipata in cumulo (fino al 2026 accessibile con 41 anni e 10 mesi di contributi per le donne, 42 anni e 10 mesi per gli uomini sempre con 3 mesi di finestra), il riscatto agevolato in Inps sarà immediatamente spendibile per anticipare l’accesso alla pensione. Il cumulo consente inoltre di considerare ai fini del computo dei contributi anche i periodi accantonati nella Gestione separata, normalmente non utilizzabili attraverso il meccanismo della ricongiunzione, nonostante una recente apertura della giurisprudenza cui l’Inps non ha dato ancora seguito.

Attenzione però al valore dell’assegno finale in quanto alcune Casse (come quella dei commercialisti) in caso di cumulo ricalcolano la propria quota con metodo contributivo se l’assicurato non ha, nella Cassa, i requisiti per maturare il diritto a una pensione autonoma.


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