Studenti e ricercatori

Da scienze sociali a biotech: in 60 poli la laurea è «doppia»

di Adriano Lovera

Un percorso selettivo, riservato ai migliori. Ma che assicura una marcia in più da spendere sul mercato del lavoro. È la laurea internazionale con il sistema del “doppio titolo”, scelta impegnativa per studenti e famiglie, ma affascinante e promettente.

La gran parte dell’offerta è costituita dalle cosiddette lauree “double degree”, su cui gli atenei italiani non smettono di investire. «In un anno, è cresciuto del 7% il numero dei nostri studenti diretti all’estero per questo tipo di percorso» testimonia Pier Sandro Cocconcelli, delegato al coordinamento dei progetti di internazionalizzazione dell’università Cattolica di Milano, che offre 15 corsi di double degree in 28 sedi universitarie, non solo in Europa, ma fino anche in Stati Uniti, Cina e Russia. E la crescita è evidente anche sui numeri generali.

Oltre 600 corsi «doppi»

I corsi di questo tipo in Italia sono quasi 650, il doppio rispetto al 2011, proposti da oltre 60 atenei pubblici e costituiscono intorno al 13% dell’offerta formativa universitaria. Spaziano in tutti i settori, dallo Stem, alle scienze sociali fino a medicina e biotech.

La laurea “double degree” è un percorso di studi in cui una parte consistente della frequenza, almeno 6-12 mesi, viene svolta all’estero presso un’università partner. Al termine si ottengono due titoli nazionali rilasciati dalle università coinvolte e riconosciuti da entrambi gli Stati.

Qual è il valore aggiunto di questa esperienza? «Si guadagna in apertura mentale, perché non si tratta solo di un soggiorno estero, ma si entra nel profondo nella cultura e nel sistema del Paese ospite. Inoltre si acquisiscono soft skill, essenziali in Italia dove l’università è considerata sempre troppo teorica. Come possibilità di carriera si ottiene senz’altro un passaporto di prim’ordine, da spendere ovunque nel mondo» testimonia Dora Longoni, dirigente dell’area relazioni internazionali dell’università di Padova,parte del progetto T.i.m.e., che consorzia i migliori atenei internazionali in Ingegneria.

Accedere a una laurea doppio titolo, però, non è semplice. Per ogni bando, il numero di posti è limitato. La selezione avviene sulla base di numerosi criteri, come il curriculum accademico e lavorativo pregresso, la perfetta conoscenza della lingua straniera, il colloquio motivazionale. «In effetti, nella maggior parte dei casi, chi accede ha già avuto esperienze precedenti di mobilità verso l’estero, alla scuola secondaria o durante la triennale, magari tramite Erasmus» aggiunge Alessandra Gallerano, responsabile del settore Projects and partnership dell'università di Padova.

L’identikit del joint degree

Un tipo particolare di doppia laurea è il “Joint degree”, cioè il titolo “congiunto”. Non si tratta, cioè, di due titoli distinti, ma di uno unico, riconosciuto dai due istituti partner. È una tipologia più rara, che prevede un maggior grado di integrazione, possibile solo per l’attivazione di corsi nuovi, strutturati interamente in collaborazione tra due atenei e che deve passare il vaglio del Miur e dell’Anvur. «Questo non significa che sia migliore. Tutto dipende dalla qualità del percorso e delle università coinvolte» ammette Dora Longoni. «Il sistema dei doppi titoli resta tra i più avanzati per promuovere la mobilità e aprire gli studenti a un ambiente internazionale, perché facoltà e dipartimenti identificano le competenze complementari presenti negli atenei coinvolti e disegnano un processo di formazione specifico» aggiunge Cocconcelli della Cattolica.

Accordi per ridurre i costi

Sul fronte dei costi molti atenei si stanno muovendo, o per aumentare i finanziamenti agli studenti oppure stringendo accordi commerciali volte a concedere ai ragazzi trattamenti di favore. L’università di Siena, per esempio, ha stretto convenzioni con i portali specializzati in affitti per studenti Uniplacese e Housing Anywhere, attive in tutta Europa. Infine, altra iniziativa da tenere d’occhio è il programma European Universities che punta alla creazione di reti tra atenei del continente, per favorire ancora di più i progetti di mobilità e interscambio. Al momento sono sette le reti finanziate per il biennio 2019-2021, da Ue e Miur, cui partecipano università di casa nostra: Una Europa (università di Bologna), The 4EU+Alliance (Statale di Milano), Arqus (università di Padova), Civis (Roma La Sapienza), European Digiral UniverCity (università di Cagliari), Alliance for common fine arts (Accademia di belle arti di Roma), Forthem (università di Palermo), Unite! (Politecnico di Torino), Yufe (Roma Tor Vergata), Eciu (università di Trento).


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