Studenti e ricercatori

L’Agenzia della ricerca nasce zoppa: fondi dimezzati per finanziare l’assunzione di 1.600 ricercatori

di Eugenio Bruno

La diffusione del coronavirus ha avuto un solo merito: accendere i riflettori sul (sotto)finanziamento della ricerca italiana. Un problema che il Governo in carica pensava di arginare, almeno in parte, attraverso l’istituzione di una nuova Agenzia nazionale (Anr) con cui «potenziare la ricerca svolta da università, enti e istituti di ricerca pubblici e privati». Per farlo le attribuiva una dote finanziaria 25 milioni di euro per il 2020, 200 milioni per il 2021 e 300 milioni per il 2022 . Ma, a poco più di un mese dalla sua nascita, l’Anr si vede già tagliare i fondi: una parte delle risorse in bilancio per l’anno prossimo serviranno infatti a “coprire” l’assunzione di 1.607 giovani ricercatori previsto da un emendamento dello stesso esecutivo al milleproroghe. Insomma, da una parte si dà alla ricerca pubblica e dall’altra si toglie.

L’emendamento al milleproroghe
L’emendamento governativo punta ad aprire le porte degli atenei ai giovani, introducendo due modifiche al sistema di reclutamento universitario. La prima assicura l’assunzione di 1.607 ricercatori di tipo b (quelli cioè che possono poi fare carriera) nell’arco del triennio 2020-2022. La seconda consente di promuovere, a partire dal 2022, 1.034 ricercatori (a tempo indeterminato e in possesso dell’abilitazione scientifica nazionale) alla carica di associato.
Per riuscirci serviranno - complessivamente - 12,4 milioni quest’anno, 96,5 il prossimo e 111, 5 nel 20221. Risorse che verranno ripartite tra le università con due successivi decreti del ministero dell’Università.

La copertura delle assunzioni
Il punto è da dove arriveranno le risorse. Se per i 12,4 milioni del 2020 e 15 milioni aggiuntivi previsti dal 2022 non c’è problema, visto che verranno prelevati dal Fondo per le esigenze indifferibile di competenza del ministero dell’Economia, la questione si pone per i 96,5 milioni che servono dal 2021. L’emendamento al milleproroghe attinge alla dotazione finanziaria di partenza dell’Agenzia nazionale della ricerca, di fatto dimezzandola. Almeno per ora.

Manfredi promette di correre ai ripari
Per comprendere meglio l’ accaduto facciamo un passo indietro. Quando l’Anr è nata a viale Trastevere sedeva, in veste di ministro unico all’Istruzione, all’Università e alla Ricerca, Lorenzo Fioramonti. Con le sue dimissioni e il conseguente spacchettamento del Miur in due tronconi - Istruzione a Lucia Azzolina e Università a Gaetano Manfredi - lo scenario di fatto è mutato. Sin dal suo insediamento il neoministro Manfredi ha indicato infatti nell’apertura delle porte degli atenei ai giovani una delle priorità distintive del suo mandato.
Con l’emendamento governativo al milleproroghe, l’ex presidente della Conferenza dei rettori ha fatto seguire i fatti alle parole. A discapito, per ora, dell’Agenzia della ricerca. Ma lo scenario potrebbe mutare di nuovo nei prossimi mesi. Interpellato dal Sole 24 Ore, Manfredi ha assicurato che i fondi dell’Anr più avanti verranno ripristinati.


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