Studenti e ricercatori

Mantenimento, il dottorato non stoppa l’assegno

di Andrea Alberto Moramarco

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Il genitore separato deve contribuire all'educazione e alla crescita del figlio non solo attraverso il versamento dell'assegno di mantenimento, ma anche attraverso la corresponsione di contributi straordinari necessari per far fronte alle eccezionali esigenze scolastiche del figlio. A ricordarlo è la Cassazione con l'ordinanza 1562/2020 che ha ritenuto inammissibile il ricorso di un padre contro la decisione dei giudici di merito che lo obbligavano ad aggiungere all'assegno di mantenimento già previsto anche dei contributi extra volti a coprire, in percentuale, anche le spese “straordinarie”, idonee a rispondere a tutte le necessità di educazione» del figlio. Per la Suprema corte, dunque, non c'è in tal caso alcuna duplicazione del contributo.

Sempre sullo stesso tema poi, i giudici di legittimità con l'ordinanza 1448/2020 hanno altresì ricordato che il genitore separato è tenuto a concorrere al mantenimento del figlio sino al raggiungimento dell'autosufficienza economica di questo.

In tale prospettiva, il conseguimento di una borsa di studio correlata a un dottorato di ricerca, «sia per la sua temporaneità, sia per la modestia dell'introito in rapporto alle incrementate, presumibili necessità, anche scientifiche, del beneficiario», non è in grado di integrare il requisito della indipendenza economica.

La Cassazione si qui è espressa con sfavore rispetto alla richiesta di un padre di rivedere al ribasso l'assegno di mantenimento previsto in favore della figlia. Per la Suprema corte, tuttavia, l'iscrizione al corso di dottorato, seppur retribuito con una borsa di studio e con conseguente trasferimento in altra città, non è elemento tale da determinare con certezza il raggiungimento dell'autosufficienza economica.


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