Studenti e ricercatori

Tirocini all’estero con tetto di sei mesi e obbligo di presenza

di Eugenio Bruno

Un tetto massimo di sei mesi e l’obbligo di presenza fisica. Sono i principali requisiti che gli aspiranti professionisti devono rispettare se vogliono svolgere un tirocinio all’estero e vederselo poi riconosciuto ai fini della “pratica” complessiva prevista per l’accesso alla professione. A prevederlo sono le linee guida pubblicate poco prima di Natale con un decreto del Miur a firma del ministro uscente, Lorenzo Fioramonti. Che riguardano direttamente le professioni il cui tirocinio è inserito nel corso di studi universitario o post universitario ma indirettamente anche tutte le altre visto che possono fare da «schema di riconoscimento».

Un fenomeno poco diffuso

Numeri alla mano gli studenti che ogni anno decidono di svolgere una parte di praticantato all’estero sono ancora pochi. L’ultimo rapporto AlmaLaurea con il profilo dei laureati 2018 calcola che solo il 4,9% dei tirocini organizzati dal corso di studi venga svolto all’estero. Una percentuale che sale tra i laureati magistrali biennali (8,9%) e tra quelli a ciclo unico (6,8%), con un picco del 13,4% tra i laureati del gruppo linguistico e del 12,4% tra i laureati di medicina e odontoiatria. Grazie soprattutto al programma europeo Erasmus Placement (35,4%). Eppure, a sentire i diretti interessati questo tipo di esperienza fa bene. Distinguendo tra tirocini svolti in Italia e all’estero, il report di AlmaLaurea rileva infatti una maggiore soddisfazione tra i laureati che si sono recati in un altro paese rispetto a chi è rimasto all’interno del territorio nazionale.

I paletti fissati dal Miur

La prima condizione posta dalle linee guida riguarda la durata della permanenza all’estero: il tirocinio può essere svolto in misura non superiore a sei mesi. Con la precisazione ulteriore che deve avvenire «esclusivamente in presenza», presso enti o professionisti di altri Stati membri con titolo equivalente e abilitati all’esercizio della professione. Niente smart working dunque. Regole che valgono anche per i programmi di scambio universitario internazionale, ad esempio per le esperienze garantite da Erasmus+.

Un altro paletto riguarda la presenza di appositi accordi stipulati tra gli atenei italiani e le istituzioni, le università o gli enti accreditati o riconosciuti sul territorio straniero, nonché eventuali ordini professionali esteri per le professioni che ne prevedano l’esistenza. Accordi che devono anche essere accompagnati da un progetto formativo sottoscritto dal professionista presso il quale è svolto il tirocinio e dall’università o dipartimento interessati e contenente gli obiettivi, le tipologie di attività prevalenti e le modalità di valutazione finale.

Sempre in base alle linee guida del Miur, gli accordi devono disciplinare inoltre le modalità di organizzazione del tirocinio e di accoglienza del tirocinante, anche in relazione alle eventuali necessità di vitto, alloggio e trasporti locali, nonché di organizzazione di eventuali corsi di formazione per l’apprendimento della lingua. Per essere in regola ogni tirocinio deve essere identificato da un prospetto riepilogativo che indichi: gli obiettivi, la durata e la modalità di svolgimento del tirocinio; il nominativo del tutor e del responsabile dell’organismo ospitante; le garanzie assicurative offerte. Oltre, chiaramente, alla professione di riferimento.

Gli obblighi per studenti e tutor

Il decreto indica infine i doveri a cui sono tenuti, da un lato, gli studenti e, dall’altro, i tutor. Ai primi sono chieste sostanzialmente tre cose: rispettare gli orari concordati e l’ambiente di lavoro; osservare le norme in materia di igiene, salute e sicurezza sui luoghi di lavoro; mantenere la privacy sui dati e le informazioni acquisiti durante lo svolgimento del tirocinio. Più lunga la lista degli obblighi imposti invece ai secondi, che sommano responsabilità pedagogiche con quelle organizzative. Tant’è che oltre a definire gli aspetti organizzativi del tirocinio, i tutor devono anche mettere al corrente gli “ospiti” delle norme da rispettare, sostenerli nel percorso di sviluppo professionale e personale e garantire la qualità e la trasparenza del percorso formativo. Mettendo tutto per iscritto.


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