Studenti e ricercatori

l’accesso aperto alla ricerca deve avvenire senza forzature

di Giuseppe Valditara*

In merito all’articolo del 9 dicembre scorso a firma di Eugenio Bruno, riguardante il recente decreto ministeriale sulla nuova Valutazione della qualità della ricerca, mi pare utile, ai fini di un più ampio dibattito, approfondire alcuni aspetti del decreto stesso. Il provvedimento dà avvio alla Valutazione periodica della qualità della ricerca (Vqr) relativa al periodo 2015-2019.

Molte sono le novità rispetto alla precedente edizione, la gran parte peraltro già contenute nella bozza di decreto consegnata ai primi di agosto al ministro Bussetti.

Il Dipartimento per la formazione superiore e per la ricerca del Miur aveva infatti lavorato a una proposta di decreto fortemente mirata alla semplificazione e alla correzione delle distorsioni delle passate Vqr.

In primo luogo la valutazione non è più limitata alle pubblicazioni scientifiche, ma viene estesa ai prodotti delle attività di valorizzazione della ricerca, ovvero della terza missione. Si tratta di un importante riconoscimento per queste attività che stanno assumendo un ruolo sempre più strategico nelle università e negli enti pubblici di ricerca a livello internazionale e va nella direzione da me fortemente sostenuta – a iniziare dal nuovo piano triennale per lo sviluppo del sistema universitario – di incoraggiare il trasferimento tecnologico. Sarebbe tuttavia stata auspicabile una miglior definizione delle attività di terza missione, per consentire alle istituzioni di selezionare i prodotti da sottoporre a valutazione in modo informato e consapevole.

Un altro passo avanti, già contenuto nella bozza di decreto di agosto, risiede nella scelta dei membri del Gruppo degli esperti valutatori (cosiddetti Gev) che, di fatto, sono i registi dell’intera operazione di valutazione, in grado di condizionarne e influenzarne i risultati. Nelle passate edizioni tutti i Gev erano scelti dall’Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca (Anvur), mentre nella prossima essi saranno sorteggiati. Si tratta di un deciso miglioramento, fortemente raccomandato dal Dipartimento, anche se l’estrazione a sorte sarà limitata a coloro che avranno risposto a un apposito bando. Tale misura può limitare la platea dei potenziali valutatori, conferendo al Consiglio direttivo dell’Agenzia una residua discrezionalità nel governo della Vqr, in quanto a esso il decreto attribuisce il potere di integrare la composizione dei Gev. Occorrerà in prospettiva allargare la platea dei sorteggiabili.

Un terzo aspetto migliorativo già presente nella bozza elaborata dal Dipartimento, rispetto alle passate edizioni, riguarda l’impiego estensivo della cosiddetta “revisione fra pari informata” come strumento di valutazione. Ciò si traduce in un superamento dei metodi acriticamente bibliometrici utilizzati in passato, i cui limiti e distorsioni sono stati ampiamente denunciati. Sono purtroppo state introdotte ora complessità nel processo di valutazione, con nuove regole riguardanti per esempio lo scomputo delle autocitazioni e i vincoli sul numero e l’ordine degli autori, che non tengono conto adeguatamente delle prassi in uso presso le diverse comunità scientifiche.

La Vqr dovrebbe infatti essere uno strumento di misura statistico e non invasivo della qualità della ricerca nazionale. Così invece c’è un forte rischio che l’esercizio di valutazione vada pesantemente a impattare sulle pratiche in uso nella comunità scientifica per le pubblicazioni, incentivando comportamenti opportunistici e isolando la ricerca italiana sempre di più dal contesto internazionale.

Vi è tuttavia una novità molto significativa e certamente controversa nel decreto firmato dal ministro Fioramonti rispetto alla bozza di testo da me licenziata ad agosto. Si tratta della previsione che i prodotti di ricerca oggetto di valutazione debbano essere liberamente e gratuitamente accessibili a tutti. Ciò potrebbe essere una cosa positiva, ovvero un passo avanti verso il tanto auspicato accesso aperto alla ricerca. Il mezzo è tuttavia sbagliato. La Vqr riguarda infatti il periodo 2015-2019 e quindi si tratta di una norma retroattiva: istituzioni, professori e ricercatori non sono stati informati prima e di fatto la norma cambia le regole del gioco senza consenso e informazione preventivi delle comunità sottoposte a valutazione.

Qualunque sia l’interpretazione di siffatta norma, si tratta di una disposizione senz’altro inutile posto che per gli articoli scientifici pubblicati senza cofinanziamento pubblico vige il diritto di proprietà intellettuale che un decreto non può certamente violare. Inoltre si prevede l’obbligo per l’Anvur di concludere accordi con le case editrici per la pubblicazione on line delle monografie. Si tratta di una norma di un mero buon auspicio, posto che l’Anvur non ha certamente le risorse per concludere accordi siffatti con gli editori.

Più propriamente il dipartimento da me diretto aveva previsto di promuovere e valorizzare l’accesso aperto delle pubblicazioni nell’ambito dell’Anagrafe nazionale della ricerca, mediante una proposta di decreto che purtroppo, a distanza di 3 mesi dalla sua trasmissione, non è ancora stato emanato. Il percorso era chiaro e trasparente: istituire l’Anagrafe come grande banca dati dei prodotti della ricerca, sostenendo l’accesso aperto e individuando accordi con gli editori e, solo dopo, utilizzare l’Anagrafe per le successive edizioni della Vqr, con la comunità scientifica adeguatamente informata e preparata.

La limitazione della Vqr ai soli prodotti ad accesso aperto provocherà distorsioni dei risultati della valutazione e penalizzerà soprattutto quelle aree disciplinari (umanistica e delle scienze sociali) che incontrano maggiori difficoltà con gli editori in tema di diritti d’autore.

L’accesso aperto dovrebbe essere un percorso virtuoso da intraprendere insieme alla comunità scientifica, senza demagogie, forzature o imposizioni dall’alto.

Il rischio è che più che l’open access si promuova solo la burocrazia.

* Già Capodipartimento Alta formazione e ricerca Miur
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