Pianeta atenei

Università, non c’è solo il Sud Più risorse anche al Nord

di Claudio Tucci

«Tutto il sistema universitario italiano, da Nord a Sud, è largamente sottofinanziato. Personalmente, non sono contrario ad investire specificamente negli atenei meridionali, a patto tuttavia che si intervenga, pure, sulla “mission”, per far sì che ogni singola università diventi motore di rigenerazione sociale e faccia ripartire l’economia del territorio in cui gravita».

«Se non sarà così - sottolinea il rettore del Politecnico di Torino, Guido Saracco - le eventuali risorse in più (annunciate, dal 2020, dal ministro Lorenzo Fioramonti per gli atenei da Roma in giù, attraverso una rimodulazione del fondo perequativo, ndr) rischiano solo di essere un palliativo. Non credo, però, che l’intera operazione avverrà a bilancio invariato: in caso contrario, certamente, c’è il rischio di una inevitabile penalizzazione per gli atenei del Nord, a danno di tutto il Paese, e soprattutto delle iniziative di miglioramento e rilancio in atto».

Rettore, sull’università torniamo alla contrapposizione Nord contro Sud?

Non lo penso. Il ministro Fioramonti (nell’intervista di lunedì al Messaggero, ndr) ha posto un tema: la necessità di rilanciare le università del Sud che operano in contesti tradizionalmente difficili. Mi creda gli atenei del Nord sono i primi ad essere felici di un rafforzamento delle università meridionali. Le fornisco dei dati. Il 60% delle matricole del Politecnico di Torino arrivano da fuori regione, il 40/45% dal Mezzogiorno. Su 13mila studenti ne prendiamo ogni anno 5.700, mi lasci dire essenzialmente per spirito di servizio, per evitare cioè che molti di loro vadano all’estero. In un decennio gli studenti nel mio ateneo sono aumentati del 50%, passando da 22mila a 34mila. I docenti però sono rimasti sempre gli stessi, 8/900, compresi i ricercatori. Il rapporto professore/studente è pertanto di circa 1 a 40, più alto di quello che c’è nelle università del Meridione, più che doppio della media europea.

Il tema pertanto è più complesso, ci sono squilibri da riequilibrare anche al Nord?

Esattamente. Il miliardo in più che chiede in manovra il ministro Fioramonti è molto importante per investire soprattutto in nuovi professori e ricercatori in tutti gli atenei e, in parte, dovrebbe servire proprio a riequilibrare gli squilibri su tutto il territorio nazionale. Detto questo, io poi aggiungo che è l’intera università, oggi, che deve interrogarsi sul proprio futuro. Sono convinto che, accanto alla qualità della ricerca, che resta fondamentale, occorra aprirsi di più a imprese e territorio. Insomma, gli atenei debbono diventare veri e propri propulsori sociali, considerata la velocità dei cambiamenti in atto. Occorre più contaminazione; noi al politecnico, ad esempio, abbiamo fatto partire la prima laurea industriale manifatturiera, in stretto raccordo con le associazioni imprenditoriali: in aula abbiamo i primi 50 studenti. È necessario rimboccarsi le maniche. Il Piemonte è sei punti di Pil sotto il livello pre-crisi, la media italiana di circa un punto. Per questo agli atenei, tutti, deve essere chiesto di fare qualcosa in più.

Quindi, maggiori fondi, ma anche una mission nuova?

Sì. Questo è il messaggio che mi sento di mandare al ministro Fioramonti. Il Sud si sta spopolando, è vero, ma perché mancano opportunità. Se gli atenei meridionali aiutassero espressamente l’economia di quel territorio, i ragazzi potrebbero restare lì, prendendo quanto meno una laurea triennale senza lasciare quelle terre dopo le scuole superiori come per molti oggi capita. Bisogna avere il coraggio di cambiare. Altrimenti senza risorse aggiuntive, ribadisco, si fa “matematicamente” un danno al Nord, certo, ma soprattutto al Paese.


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