Studenti e ricercatori

Medici specializzandi, il rapporto non è subordinato ma di «formazione-lavoro»

di Andrea Alberto Moramarco

S
2
4Contenuto esclusivo S24


L'attività svolta dai medici specializzandi non è inquadrabile nell'ambito del rapporto di lavoro subordinato, ma costituisce una particolare ipotesi di “contratto di formazione lavoro”, oggetto di una specifica disciplina, oggi prevista dal Dlgs 368/1999 che, dando attuazione alla direttiva 93/16/Cee, ha disposto il differimento delle disposizioni sul trattamento economico a decorrere dall'anno accademico 2006/2007. Si tratta di una scelta discrezionale del legislatore, che non comporta alcuna disparità di trattamento tra gli specializzandi iscritti ai corsi di specializzazione a partire da tale anno e quelli frequentanti i corsi nei precedenti periodi accademici. Questo è quanto emerge dall'ordinanza della Sezione lavoro della Cassazione 28497/2019.


I fatti
La controversia riguarda diversi medici specializzandi dell'Università degli Studi di Palermo, che avevano frequentato i corsi di specializzazione della Facoltà di Medicina e Chirurgia nel periodo compreso tra il 1998 e il 2007. Costoro avevano citato in giudizio l'Ateneo palermitano, la Presidenza del Consiglio, la Regione Sicilia e diversi ministeri, tra cui il Miur, chiedendo il pagamento delle differenze retributive, previo accertamento della natura subordinata del rapporto di lavoro, prendendo come riferimento i medici neo-assunti. Il Tribunale e, in seguito, la Corte d'appello bocciavano completamente le richieste dei medici specializzandi, affermando la bontà della scelta discrezionale del legislatore di differire l'inizio della riforma attuata con il D.lgs. 368/1999 all'anno accademico 2006/2007.


La decisione
La vicenda giunge, infine, in Cassazione, dove i giudici di legittimità confermano il verdetto sfavorevole per i medici specializzandi, allineandosi ad altre pronunce recenti dello stesso tenore e sottolineando due punti: il contratto di formazione dei medici iscritti alle scuole di specializzazione e il rapporto tra medici specializzandi e medici neo-assunti. Quanto al primo, il Collegio rimarca che si tratta non di rapporto di lavoro subordinato, bensì di un “contratto di formazione-lavoro” che ha una apposita disciplina, «rispetto alla quale non può essere ravvisata una relazione sinallagmatica di scambio tra l'attività suddetta e la remunerazione prevista dalla legge a favore degli specializzandi». Quanto al secondo, la Suprema corte sottolinea come non c'è alcun possibile paragone tra i medici specializzandi e i medici neo-assunti «in ragione della peculiarità del rapporto che si svolge nell'ambito della formazione specialistica».


© RIPRODUZIONE RISERVATA