Pubblica e privata

Patto in 10 punti per la ricerca Confidustria: pronti a collaborare

di Eugenio Bruno

Un patto in dieci punti, da attuare con altrettanti step, per rilanciare la ricerca italiana. Lo ha proposto ieri il ministro dell’Istruzione, Lorenzo Fioramonti, nel corso di un convegno alla Camera dei deputati a cui hanno partecipato i rappresentanti di atenei, enti pubblici, sindacati, aziende pubbliche, associazioni di categoria. Incassando la disponibilità - tra gli altri - di Confindustria che si è detta «pronta a collaborare con proposte concrete» per arrivare all’individuazione delle «azioni comuni» da realizzare insieme.

Che l’innovazione in Italia abbia bisogno di una “scossa ’è fuori di dubbio. Lo dicono i numeri. A cominciare da quelli che il Miur ha diffuso ieri. Attualmente gli investimenti in ricerca e sviluppo del nostro paese ammontano a 23,4 miliardi: poco meno dell’1,4% del Pil sulla base dei valori del 2017. Ben lontani, come ha ricordato lo stesso titolare di viale Trastevere, sia dall’obiettivo maxi che tutta l’Europa si è data per la fine del 2020 (3% del prodotto interno lordo), sia da quello mini che ci siamo dati noi (arrivare almeno all’1,53% del Pil). Del resto, nonostante i progressi degli ultimi anni evidenziati anche dalla relazione 2019 del Cnr presentata la settimana scorsa, restiamo ben lontani dal 2% di media europea per la spesa in ricerca.

Un’altra premessa è d’obbligo. Anche quando i fondi ci sono non siamo bravissimi a utilizzarli. Come testimoniano le ultime statistiche sull’attuazione del programma nazionale della ricerca (Pnr) 2015-2020 – con 1,7 miliardi spesi in tre anni sui 2,4 a disposizione – e sull’utilizzo del piano europeo Horizon 2020, di cui abbiamo intercettato appena l’8 per cento (su cui si veda Il Sole 24 ore di lunedì 7 ottobre). Con l’aggravante ulteriore che la recente crisi politica ha inghiottito la delibera integrativa del Cipe necessaria a veicolare da qui a fine 2020 altri 5 miliardi “tricolori”. Un atto che non è mai arrivato e che a questo punto difficilmente arriverà.

Il rafforzamento degli investimenti in R&S rappresenta il primo dei dieci punti presentati ieri da Fioramonti. Che non quantifica però quelli pubblici. Viceversa individua nel 3% di tutti gli utili l’investimento minimo chiesto alle imprese in cambio di generiche «normative incentivanti, come il credito d’imposta per ricerca e formazione e strumenti affini». Passando per le proposte di fare dello sviluppo sostenibile un «mainstream», di incentivare la co-produzione con università, enti di ricerca e Afam in materia di trasferimento tecnologico, e di rendere l’innovazione il cuore del Made in Italy il documento del Miur invita a scommettere sul lavoro qualificato grazie al proposito più ricercatori nelle aziende. Completano la lista di interventi suggeriti dal ministero dell’Istruzione altri cinque titoli, dedicati ad altrettanti temi: ricerca e innovazione sul territorio; internazionalizzazione; qualità del lavoro; ricerca industriale; Agenzia nazionale per la ricerca e l’innovazione.

Una disponibilità a collaborare alla stesura del patto è arrivata dall’associazione degli industriali. Nel sottolineare che viale dell’Astronomia «condivide l’idea di una mobilitazione generale per la ricerca e l’innovazione», il presidente del gruppo tecnico Ricerca e sviluppo Confindustria, Daniele Finocchiaro, ha ricordato che è «questa la direzione in cui abbiamo lavorato in questi anni, sottolineando l’importanza di questi fattori per le strategie di sviluppo del Paese e il ruolo centrale svolto in questo senso dalle imprese». Perciò, ha aggiunto,«solo puntando sulle imprese, attraverso ricerca e innovazione, sarà possibile vincere le sfide sociali». Per Finocchiaro il patto deve «promuovere l’individuazione di azioni comuni e concrete, da realizzare rapidamente e in modo congiunto. Potrebbe essere l’occasione per razionalizzare e potenziare il sistema di supporto alla ricerca, promuovendo un più ampio impegno di tutti i soggetti, pubblici e privati. Confindustria – ha concluso – è pronta a contribuire con propose concrete».


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