Pianeta atenei

L’abilitazione sale a 9 anni: salvi 30mila aspiranti docenti

Trentamila aspiranti prof universitari possono tirare un sospiro di sollievo. Al terzo tentativo la proroga dell’abilitazione scientifica nazionale (Asn) è arrivata. Grazie al decreto sui precari della scuola che è stato approvato dal Consiglio dei ministri di giovedì scorso e che risponde a un’esigenza esplosa nei mesi scorsi: evitare che gli studiosi in possesso del “patentino” nazionale necessario per accedere ai concorsi per docenti di I e II fascia banditi dai singoli atenei lo vedessero scadere senza aver neanche partecipato alla selezione.

L’idea di allungare la vita dell’Asn da 6 a 9 anni - con validità sul passato e sul futuro - non è nuova. Ci aveva già pensato la maggioranza gialloverde quando aveva provato a inserirla prima nel decreto semplificazioni di febbraio e poi nel decreto crescita di maggio. Senza successo.

Il tentativo è invece riuscito al governo giallorosso. L’articolo 5 del Dl precari consente il mantenimento dell’Asn per 9 anni purché il candidato abbia gli altri requisiti (attività di ricerca scientifica e pubblicazioni) richiesti dalla legge. A beneficiare della proroga sarà una platea piuttosto ampia. Considerando che dal 2014 a oggi, secondo i numeri in possesso dell’Agenzia Anvur, gli abilitati sono stati 42.171. A fronte di un plotone di assunti ben più ristretto: 1.475 fino al 2017 (ultimo dato disponibile). Se al conto aggiungiamo i 10.302 passaggi di ruolo da ricercatore ad associato o da associato a ricercatore arriviamo ai 30mila prof con il “patentino” in scadenza citati prima.

Proprio in tema di passaggi interni degna di nota è un’altra proroga, stavolta di due anni, contenuta nello stesso provvedimento. Fino al 2021 sarà possibile stipulare un contratto di prima o seconda fascia con associati o ricercatori a tempo indeterminato in possesso dell’Asn.

Novità in vista anche per i precari degli enti di ricerca. Decreto alla mano ne saranno infatti stabilizzati 500.


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