Pianeta atenei

Atenei pronti ad assumere 2.400 nuovi professori

di Eugenio Bruno

Lo sblocco delle assunzioni nelle università si avvicina. Dal 1° dicembre finirà lo stop ai concorsi disposto dalla scorsa legge di bilancio 2019 e gli atenei potranno cominciare a utilizzare i nuovi “punti organico”. Vale a dire i margini di flessibilità che il ministero dell’Istruzione riconosce annualmente sulla base delle cessazioni precedenti e della virtuosità (o meno) di bilancio. Due decreti - redatti quando a viale Trastevere sedeva il leghista Marco Bussetti ma “vidimati” dalla Corte dei conti quando al suo posto si era già insediato il pentastellato Lorenzo Fioramonti - autorizzano fino a 2.400 ingressi di ordinari, associati e ricercatori: una boccata d’ossigeno per la didattica universitaria che, secondo le ultime rilevazioni ministeriali, dal 2010/11 al 2017/18, ha perso l’8,6% del corpo docente.

I punti organico

Le assegnazioni degli oltre 2.400 punti organico 2019 è contenuta in due provvedimenti messi a punto dal capo dipartimento Alta formazione del Miur, Giuseppe Valditara, e firmati da Bussetti. Il primo decreto ministeriale distribuisce 2.223 “spazi di flessibilità” ordinari sulla base di due parametri: gli atenei con un rapporto spesa di personale/Fondo di finanziamento ordinario (Ffo) almeno dell’80% o con un indicatore di sostenibilità finanziaria inferiore a 1 potranno fermarsi al 50% delle uscite 2018 mentre quelli al di sotto di tale soglia citata potranno arrivare anche al 100% delle cessazioni dell’anno prima.

A sua volta, il secondo Dm ne assegna altri 221 sulla base di criteri diversi: i primi 26 punti organico saranno ripartiti in parti eguali (0,50 ciascuna) tra tutte le università con un rapporto spesa di personale/Ffo inferiore al 75% e un indicatore di sostenibilità finanziaria maggiore di 1,10; gli altri 195 andranno alle accademie in base al rapporto studenti/docenti, alle borse di dottorato e alla virtuosità finanziaria.

Per i 221 punti organico aggiuntivi debutta una sorta di “bonus malus”: chi ha usato gli spazi degli anni scorsi in misura inferiore al 75% si vedrà decurtare quelli del 2019; chi invece userà integralmente la dote di quest’anno potrà chiedere di avere spazi di manovra aggiuntivi attingendo agli eventuali punti organico rimasti inoptati. Per dare un’idea del fenomeno basti pensare che sui punti organici accumulati dal 2010 al 2017, a fine 2018, ne risultava utilizzato l’85 per cento. Con punte dell’89% al Nord.

Lo sblocco ateneo per ateneo

Rinviando alla tabella pubblicata qui accanto per avere il quadro di partenza sulle assunzioni 2019 ateneo per ateneo, vediamo quali realtà potranno fare più turnover. Almeno sulla carta, visto che la scelta spetterà poi alle singole università che dal 1° dicembre - quando terminerà il congelamento imposto dalla manovra scorsa - potranno far partire i bandi. Toccherà a loro decidere quanti posti mettere a concorso per gli aspiranti professori universitari che nel frattempo sono entrati in possesso dell’abilitazione scientifica nazionale di prima o e seconda fascia (su cui si veda l’articolo pubblicato qui sotto). E anche quali, sulla base alla scala di equivalenza decisa dal Miur . Ad esempio, l’ingresso di un professore di prima fascia vale un punto mentre per un associato ne servono 0,7.

In valore assoluto i margini di manovra maggiori li avranno La Sapienza di Roma (con 187,95 tra punti organico ordinari e aggiuntivi), l’Alma Mater di Bologna (153,82) e la Federico II di Napoli (144,92). Laddove quelli minori spetteranno alle università del Molise e di Cassino: unica insieme a Catania ad aver sforato l’80% per l’indicatore delle spese di personale. Se si ragiona in percentuale l’aumento del turnover maggiore rispetto al 2018 sarà più sensibile per la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa (+ 477% sul 2018), la Sissa di Trieste (+342%) e il Politecnico di Milano (+262%). Premiate, tutte e tre, dall’ampliamento dei parametri meritocratici scelti dal Miur.


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