Studenti e ricercatori

Ecco perchè può essere conveniente scegliere un master sanitario

di Americo Cicchetti *

Come rilevato dalla Guida ai Master per il 2019 del Sole 24 Ore si sottolinea il valore formativo e competitivo dei master universitari nel mondo del lavoro. Dei 2800 master, oltre 900, riguardano il settore sanitario e anche in questo contesto si confermano i numeri generali in termini di employability. Nel caso del master in management sanitario «Organizzazione e Gestione delle Aziende Sanitarie» di Altems (Università Cattolica, Roma), oltre l'80% dei partecipanti ha trovato una occupazione nei successivi sei mesi dal termine del programma o ha migliorato la propria condizione lavorativa (per la formula executive). Le professioni sanitarie, quelle mediche e i profili del management sanitario si formano infatti con percorsi universitari che sempre più contemplano un master. Innovazione tecnologica e rivoluzione digitale, sono trend che si combinano con le grandi sfide del settore come l'invecchiamento della popolazione, la crescita delle cronicità e della disabilità correlata. La competenza è certamente la prima delle risposte da mettere in campo per garantire alle persone adeguata assistenza a costi abbordabili per le tasche del sistema pubblico.

Il panorama delle opzioni formative è vario; proviamo a mettere ordine.
Il personale infermieristico e tecnico, dopo la laurea triennale, può oggi completare la propria formazione scegliendo tra una laurea magistrale in management sanitario o un master di primo livello. La prima è requisito per i ruoli dirigenziali, la seconda per le importanti funzioni di coordinamento dove oggi si manifesta la principale carenza di personale qualificato. La differenza tra i due percorsi è sostanziale soprattutto per le differenze nel “mercato di sbocco”. Entrambi i programmi, pur formando persone sia per il settore pubblico che per quello privato, danno accesso a “mercati” di dimensioni sostanzialmente diverse. Le posizioni dirigenziali in ambito infermieristico, infatti, si contano sulle dita di una mano in un medio ospedale; quelle di coordinamento sono diecine e sono fondamentali per render possibile quel cambiamento organizzativo che sta caratterizzando le nostre strutture sanitarie. Figure come i “case manager” o i “manager di piattaforma”, “bed manager” sono quelle che oggi fanno girare l'ospedale in modo efficiente ed efficace permettendo la gestione fluida dei processi di cura nella logica “centrata sul paziente”, con attezione sia agli esiti clinici ma anche ai costi e alla qualità percepita.

Per il personale medico l'offerta di master di II Livello è ampia e si divide fondamentalmente in tre ambiti: i master che approfondiscono la specializzazione clinica e che sono in genere molto mirati allo sviluppo di competenze tecniche e all'acquisizione di abilità su procedure specifiche o su nuove tecnologie (biomediche o digital); i master specialistici in ambito di sanità pubblica che sviluppano competenze tecniche non cliniche (es. quella del “risk manager” per la gestione dei rischi clinici); i programmi specialistici per lo sviluppo delle competenze manageriali che spesso sono “requisito” per accedere alle direzioni dipartimentali o al top management nel settore pubblico. Per medici e non medici, funzionari o dirigenti, ma anche per giovani neolaureati di diverse discipline interessati al settore salute l'offerta si arricchisce di tipici programmi master (di primo e secondo livello) con contenuti di management sanitario. Aldilà della loro valenza di requisito per accedere all'Albo nazionale per i Direttori Generali di Asl e aziende ospedaliere (se riconosciuti dalle Regioni), questi programmi sono la base fondamentale per costruire la cultura manageriale nel settore. Recentemente Fiaso, la Federazione delle Aziende Sanitarie ed Ospedaliere del Servizio sanitario nazionale che riunisce i manager delle aziende pubbliche, ha lanciato un percorso di valorizzazione del middle management delle aziende sanitarie, identificando in queste “funzioni” la spina dorsale dello sviluppo del futuro del Ssn. Data la dinamica demografica del personale del Ssn che vedrà tantissime posizioni liberarsi nei prossimi 5 anni, questi profili dovrebbero essere maggiormente attenzionati da parte dei giovani laureati in discipline scientifiche, economiche, tecniche e legali e le opportunità di formazione, come testimoniato dalla guida del Sole 24 – Ore certamente non mancano.

Il master in “sanità” sembra poter essere sempre più la porta d'accesso anche per l'enorme indotto industriale che ruota attorno ad ospedali e Asl. L’Italia vanta la leadership europea nella produzione industriale nel settore del farmaco e si caratterizza per un ricchissimo e innovativo settore per i dispositivi medici. Al fianco delle più tradizionali figure che caratterizzano le direzioni mediche e il marketing, nell'ultimo decennio sono le funzioni di “market access” ad aver avuto la maggiore crescita. Il “market access”, funzione a metà tra il marketing e il governamental affairs, ha il delicato compito di conciliare il ritorno degli investimenti aziendali con la capacità del sistema sanitario di pagare per questa innovazione, garantendo condizioni di accesso alle cure a tutti i cittadini a prezzi ragionevoli. In questo ambito il fabbisogno di competenze, relativamente nuove, è ancora forte e potrebbe rappresentare un target per molti giovani. I tipici corsi di laurea in management (o anche i più specifici in management sanitario) non appaiono sufficientemente mirati per delineare un profilo che invece può essere più facilmente costruito proprio attraverso percorsi master (di I o II livello).
Come per tutti i programmi master – come ben rilevato dall'indagine di AlmaLaurea -, anche nel caso di quelli in ambito sanitario, è proprio il tirocinio nelle aziende sanitarie (pubbliche o private) e nelle industrie l'arma in più che può essere giocata per giungere più rapidamente alla meta dell'ingresso o della progressione nel mondo del lavoro.
Fondamentale, però, un ulteriore requisito. Il rischio che si corre in una formazione post laurea è quello di concentrarsi sulle competenze tecniche tralasciando invece so sviluppo della personalità, degli skills comportamentali che sempre più vengono premiati dal mercato e dagli HR manager, più in particolare.

Nella scelta del programma master appare fondamentale indirizzarsi verso quei programmi che bilanciano la dimensione tecnica con quella comportamentale della formazione garantendo ai giovani (e non solo) una “esperienza” immersiva in una realtà stimolante dal punto di vista culturale e valoriale a 360°. Le attività in aula, nei nuovi programmi, sono spesso bilanciate da attività in distance learning, che permettono di concentrare l'attività in presenza verso testimonianze di esperti, lavoro in team creativo (come l'hackathon) o le site visit. Il percorso master è certamente una risposta alle esigenze di formazione specialistica dei giovani e al migliore funzionamento del mercato del lavoro per garantire un incontro efficiente tra domanda e offerta, ma la variabilità nei tempi del placement che ancora persistono nei diversi ambiti suggerisce l'importanza di scelte “informate” e quindi mirate alla costruzione della propria “biografia” personale in uno scenario globale in cui differenziarsi paga ancora.

*Direttore dell'Alta Scuola di Economia e Management dei Sistemi Sanitari
Università Cattolica del Sacro Cuore



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