Studenti e ricercatori

I (pochi) laureati del Sud non hanno un posto

di Eugenio Bruno

Nelle tante emergenze che il nostro Mezzogiorno vive quotidianamente ce n’è una che finora è passata sotto silenzio. E che invece emerge in tutta la sua drammaticità dall’outlook regionale 2019 di Eurostat. Si tratta della bassa occupazione dei giovani laureati e diplomati. Agli ultimi tre posti della graduatoria continentale per occupazione della popolazione di 20-34 anni “istruita” troviamo infatti altrettante regioni del Sud Italia: Sicilia, Calabria e Basilicata. A distanza siderale non solo dalla media europea ma anche dalle aree rurali della Grecia, dalle zone montuose della Turchia e dai dipartimenti d’oltremare della Francia. Con una forbice che tende ad allargarsi di anno in anno.

Le statistiche messe in fila da Eurostat lasciano poco spazio ai dubbi sul ritardo del Meridione in tema di istruzione terziaria. E rendono ancora più attuale il ciclico allarme della Svimez sulla fuga di capitale umano che attanaglia il Sud. Prendiamo i laureati: nella classe d’età 30-34 anni sono stabilmente al di sotto del 30% nella vasta porzione di stivale che parte dall’Abruzzo, scende giù fino alla Calabria e si estende poi alle Isole. Con la magra consolazione che almeno in questo campo c’è qualcuno che sta peggio di noi. Come la slovacca Severozápad (19,4%), la romena Vest (18,2%) e soprattutto le province della Turchia orientale che si assestano tra il 14 e il 15 per cento.

La stessa consolazione non interviene se passiamo ad analizzare i tassi occupazionali degli under 34 almeno diplomati. Un campo in cui vantiamo ben tre regioni agli ultimi tre posti. Peggio di tutti fa la Sicilia che nel 2018 ha registrato un tasso di occupazione del 27,3%; penultima si posiziona la Calabria con il 31,3%; terzultima la Basilicata con il 31,4 per cento. Con l’aggravante che l’occupabilità dei ragazzi siciliani e lucani è addirittura peggiorata rispetto al 2017 quando il loro tasso di occupazione è stato, rispettivamente, del 32,2 e del 38 per cento.

A fare impressione non è tanto la distanza dalle locomotive d’Europa - la tedesca Niederbayern (Bassa Baviera) con il suo 98,2% di occupati nella classe 20-34 anni precede la ceca Jihozápad con il 96,9% e la francese Bourgogne con il 96,8% - quanto gli oltre 50 punti di differenza che il nostro Mezzogiorno sconta rispetto alla media dell’Ue a 28 (81,6%).

Il quadro non muta più di tanto se restringiamo il campo dell’analisi alla platea che oltre al diploma ha conseguito almeno una laurea triennale. Delle ultime cinque regioni classificate ben quattro sono italiane. E sono tutti volti noti: Sicilia (32,2%), Calabria (33%), Puglia (37,1%) e Basilicata (38,3%). Con la sola Grecia continentale (34,4%) a impedire l’en plein tricolore e gli ormai soliti 50 punti di “separazione” dalle performances dell’Unione europea presa nel suo complesso (85,5%).


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