Studenti e ricercatori

In «Tu come me» l’amicizia tra studenti come arma in più per affrontare la malattia

di Eu.B.

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L’amicizia come arma in più per affrontare la malattia. È il tema centrale di Tu come me: un cortometraggio scritto e diretto da Maria Teresa Carpino e Roberto Orazi e prodotto dalla Mati Group, che è stato presentato sabato 31 agosto all’hotel Excelsior di Venezia in una manifestazione collaterale della 76esima edizione della Mostra del cinema. Un’iniziativa dell’Associazione Pancrazio che segue l’esperienza teatrale della commedia “I fuori sede” e che può contare sulle musiche originali dei Mokadelic, noti soprattutto per la colonna sonora della serie tv Gomorra.

Il corto presentato a Venezia
Liberamente ispirato a una storia vera di malattia e di amicizia, Tu come me rientra nel più ampio progetto Racconti di vita, una campagna informativa di sensibilizzazione sulle gravi patologie oncologiche. Venezia è solo il primo palcoscenico scelto dagli autori per lanciare un’iniziativa dedicata a Nadia Toffa, scomparsa recentemente. A ottobre sarà proiettato anche a New York durante la XIX Edizione della Settimana della Lingua Italiana nel mondo.
Oltre che di quello della Regione Veneto, dell'Istituto Europeo di Oncologia (Ieo), della Federazione Italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia (Favo), del Comitato Italiano Paraolimpico (Cip), della Federazione Italiana Canottaggio (Fic), del Centro Nazionale di Adroterapia Oncologica ( Cnao), il corto gode anche del patrocinio delle università Bicocca, Campus Biomedico, Humanitas, Padova, Pavia, Statale di Milano e Tor Vergata che ha anche ospitato le riprese.

L’amicizia come arma in più contro la malattia
Almeno inizialmente l’ambientazione, il tono e i personaggi di Tu come me ricordano quelli di tanto giovane cinema italiano che sceglie di portare sullo schermo i dubbi e i tormenti degli studenti per raccontare i dilemmi, i dubbi, i sogni e anche le contraddizioni delle giovane generazioni. Come è stato negli anni scorsi per Scialla di Francesco Bruni o Piuma di Roan Johnson (dove recitava proprio Blu Yoshimi che ritroviamo anche in Tu come me). Da quel mood il corto di Carpino e Orazi si distacca però ben presto. In concomitanza con il sarcoma osseo che colpisce Giacomo, uno dei due studenti di medicina protagonisti insieme al coinquilino Francesco. I due non potrebbero essere più diversi: rigoroso nello studio e dedito al canottaggio il primo, svogliato e concentrato sui divertimenti. Ma con l’arrivo della malattia, dopo un momento di smarrimento e di allontanamento, Francesco e Giacomo scoprono presto di essere persone diverse da quello che sono state fino a quel momento. E in nome di quel “Tu sei come me” uniscono le forze nella difficile battaglia contro il cancro.

L’obiettivo dell’iniziativa
A dare il volto a Francesco è Francesco Bugamelli, presidente dell’Associazione Pancrazio, che ha spiegato così il senso dell’iniziativa: «Abbiamo creduto fin dall'inizio al progetto “Racconti di vita “che vuole aiutare i pazienti oncologici a relazionarsi con gli altri per esprimere i propri stati d'animo e disagi. Abbiamo voluto dedicare il cortometraggio a Nadia Toffa che nella sua lotta contro la malattia ha dimostrato di condividere in pieno i valori che ci hanno motivato; desideriamo stringerci vicino alla mamma Margherita che, anche in questi giorni difficilissimi per lei, ci ha dato il suo supporto nel nome di Nadia».
Nel “benedire” iniziative come Tu come me, il professore Pierfranco Conte, direttore Oncologia 2 dell’Istituto Oncologico Veneto ha aggiunto: «Il numero di nuovi pazienti oncologici è purtroppo in costante crescita anche se fortunatamente sempre più pazienti guariscono o riescono a convivere con una malattia cronicizzata. Comunemente si attribuisce al costante prolungamento della vita media, questo continuo aumento di nuovi casi di tumore; ciò è sicuramente vero, ma limitandosi a constatare questo, si trascurano tre aspetti importanti: 1) il fatto che, seppure fortunatamente molto meno frequenti, si assiste ad un aumento di tumori nei pazienti giovani, 2) l'impatto, in termini di anni di vita perduti e di aspettative, è molto più rilevante quando si tratta di pazienti giovani (basti pensare a tematiche quali la sessualità, la fertilità, la carriera lavorativa), 3) essendo il cancro una malattia “inattesa”, spesso vi è un ritardo diagnostico nei pazienti giovani che può talora compromettere le possibilità di cura».
A sua volta il rettore di Tor Vergata, Giuseppe Novelli (che troviamo anche in un cameo all’inizio del corto), si è soffermato sul ruolo delle università in progetti simili: «Abbiamo deciso di sostenere da subito questa preziosissima iniziativa, convinti che l'emozione di una storia che replica i destini di tanti colpiti da gravi malattie possa essere di stimolo per la riflessione e motivo di crescita dei nostri studenti. Un'occasione - ha concluso - per ribadire la nostra attenzione verso qualsiasi forma di diversità, disagio o condizione di fragilità».


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