Studenti e ricercatori

Le lingue chiave di accesso privilegiata per il posto

di Adriano Lovera

L’ottima conoscenza delle lingue, e magari un’esperienza all’estero, sono jolly da spendere sul mercato del lavoro. Ecco perché le immatricolazioni nei corsi di laurea di area linguistica crescono.

L’offerta formativa varia, ma i filoni principali a livello di triennale sono due: quello più tradizionale, legato all’aspetto letterario, e quello che guarda più a mediazione linguistica e traduzione, che spesso presenta caratteri più professionalizzanti rispetto al primo percorso. In questa area ci sono novità in partenza quest’anno relative alla laurea magistrale. All’Aquila è pronto il nuovo biennio in lingue e culture per la comunicazione e la cooperazione internazionale. «È un ritorno perché per alcuni anni l’ateneo è rimasto senza magistrale», afferma il presidente del corso, Luca Zenobi. «Sono a disposizione quattro lingue: inglese, francese, spagnolo e tedesco. Conserva la preparazione letteraria, indispensabile per conoscere la cultura dei Paesi stranieri e permette di articolare il percorso secondo le preferenze dello studente, che può spaziare da traduzione, comunicazione, sociologia fino a geografia. Dall’anno prossimo puntiamo ad accordi con università straniere per far compiere all’estero almeno il 20% delle ore. Gli sbocchi variano dall’impresa privata alle relazioni internazionali pubbliche, fino alla cooperazione governativa e non».

Novità in arrivo anche in Sicilia. L’università di Catania, presso il polo universitario di Ragusa, dispone già di una triennale e una magistrale. A queste, si aggiunge una nuova magistrale in lingue per l’intercultura, la formazione e il turismo, con un primo anno comune e un secondo in cui scegliere la specializzazione in comunicazione interculturale o quella per il turismo e il patrimonio culturale.

Il placement

Sul fronte occupazionale, almeno il 37% dei laureati triennali decide di lavorare senza bisogno di proseguire. «Il biennio successivo offre armi in più, ma anche chi dispone della triennale riesce a trovare un impiego, soprattutto se ha fatto un Erasmus o un tirocinio all’estero», ammette Luca Zenobi. Secondo gli ultimi dati Alma Laurea, l’84,1% dei laureati lavora a 5 anni dalla laurea e lo stipendio è di circa 1.300 euro netti mensili.

Un buon numero di laureati lamenta scarsa corrispondenza tra oggetto di studio e lavoro svolto. Non per forza è un aspetto negativo, ma segnala che competenza linguistica, esperienza all’estero e soft skill sono spesso determinanti per l’assunzione, ma poi, specialmente in ambito privato, sono messe a disposizione dei settori più variegati dall’organizzazione d’impresa.


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