Pianeta atenei

«Più collaborazione tra università e imprese»

di Claudio Tucci

Più di 80 dottorati industriali, 81 per la precisione; 172 borse per dottorati Executive e 48 per l’alto apprendistato. Oltre a 25 corsi di laurea professionalizzante, attivati da una ventina di atenei. Accanto al rilancio degli Its, gli Istituti tecnici superiori.

Il legame education-imprese prova a fare il salto di qualità. Una sorta di strada obbligata per l’Italia che sconta modesti livelli di finanziamento statale all’istruzione e un mismatch elevato pure tra gli stessi laureati.

L’esigenza é condivisa da Crui, la Conferenza dei rettori, e da Confindustria che ieri, a Milano, nella sede di Assolombarda, hanno presentato il rapporto 2018 dell’Osservatorio Università-Imprese della Fondazione Crui. «Promuovere il link atenei-aziende significa promuovere l’occupabilità del nostro sistema universitario - ha detto il vice presidente degli industriali, Gianni Brugnoli -. In oltre il 30% dei casi tante imprese non trovano i laureati giusti (specie i laureati Stem) e tanti laureati non trovano lavoro, anche perché spesso tanti studenti conoscono l’impresa solo alla fine del loro percorso. Dobbiamo invertire rotta, e offrire loro gli strumenti adeguati». D’accordo il collega, e vice presidente di Assolombarda, Pietro Guindani: «Il partenariato didattico è un investimento strategico per università e imprese - ha rilanciato - perché attiva una circolarità di saperi che fa bene a tutti gli attori in gioco. Il nostro territorio è già sede di consolidate collaborazioni tra atenei e aziende, ma questo scambio va spinto».

L’Osservatorio Università-Imprese, ha ricordato il coordinatore Angelo Riccaboni, «mostra già casi di fruttuose collaborazioni tra università e imprese». Per rafforzarle, ha aggiunto Alberto De Toni, presidente della Fondazione Crui, «bisogna fornire visibilità alle buone pratiche e rendere il dialogo tra questi due mondi più semplice». Il vantaggio è per tutti. Lo scambio di conoscenza e l’attuazione di progettualità congiunte spingono infatti l’attrattività degli atenei, la competitività delle imprese, l’occupabilità degli studenti e la crescita economica e sociale dei territori.


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