Studenti e ricercatori

Contratti a tempo anche per i ricercatori di tipo b)

di Eu.B.

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Anche i ricercatori universitari di tipo b) potranno stipulare contratti a tempo. Esattamente come oggi avviene per quelli di tipo a). A prevederlo è l’articolo 5, comma 5 bis, convertito in legge dal Senato.

La distinzione introdotta con la riforma Gelmini del 2010
L’articolo 24, comma 3, della legge 240/2010 ha individuato due tipologie di contratti di ricerca a tempo determinato. La prima (lettera a) consiste in contratti di durata triennale, prorogabili per due anni, per una sola volta, previa positiva valutazione delle attività didattiche e di ricerca svolte. La seconda (lettera b) consiste in contratti triennali, rinnovabili, riservati a candidati che hanno usufruito dei contratti di tipo A, o che hanno conseguito l'abilitazione scientifica nazionale (Asn), o che sono in possesso del titolo di specializzazione medica, ovvero che, per almeno tre anni anche non consecutivi, hanno usufruito di assegni di ricerca o di borse post-dottorato, oppure di contratti, assegni o borse analoghi in università straniere.

Le modifiche del decreto crescita
Lo stesso articolo 24, al comma 4, stabilisce che i contratti di tipo A possono prevedere il regime di tempo pieno o di tempo definito, mentre i contratti di tipo B possono essere stipulati esclusivamente con regime di tempo pieno. L'impegno annuo complessivo per lo svolgimento delle attività di didattica, di didattica integrativa e di servizio agli studenti è pari a 350 ore per il regime di tempo pieno e a 200 ore per il regime a tempo definito. Una distinzione che viene ora cancellata dall’articolo 5, comma 5-bis, del decreto crescita. Ciò significa che anche i ricercatori di tipo b potranno avere un contratto a tempo definito.


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