Studenti e ricercatori

Da economia a medicina: 4.854 corsi al via

di Francesca Barbieri

I più numerosi sono quelli delle professioni sanitarie (in tutto quasi 600), a seguire i corsi delle classi scienze economico-aziendali (163), ingegneria industriale (137), scienze dell’economia e della gestione aziendale (127), ingegneria dell’informazione (103). Poi via via tutti gli altri, da biologia a psicologia, da giurisprudenza a medicina, per finire con scienze e tecnologie della navigazione (una sola laurea attivata). Sono più di 4.800 i corsi di laurea in partenza per il prossimo anno accademico, in leggera crescita rispetto ai 4.740 del 2018/19. Si tratta di 2.293 corsi di laurea triennali, 2.221 magistrali e 340 magistrali a ciclo unico. Il filtro all’ingresso per la selezione delle future matricole riguarda il 44% dei corsi. Il numero chiuso - programmato a livello nazionale dal ministero dell’Istruzione, o a livello locale dai singoli atenei - interessa 2.139 corsi, mentre 2.715 risultano ad accesso libero. È questo in estrema sintesi il quadro che emerge dal monitoraggio realizzato dal Sole 24 Ore sui corsi di laurea in partenza per l’anno accademico 2019/20, con un centinaio di new entry, tutte concentrate sulle lauree triennali.

Un ventaglio ampio di proposte per le future matricole, che dopo il calo vistoso fino al 2013/14, negli ultimi anni hanno ripreso a salire arrivando a sfiorare quota 300mila nel 2017/18.

Il titolo universitario, del resto, sembra dare buoni frutti. Secondo AlmaLaurea, il Consorzio interuniversitario che raggruppa 75 atenei, nel 2018 il tasso di occupazione a un anno dal conseguimento del titolo, è al 72,1% tra i laureati triennali e al 69,4% tra quelli magistrali del 2017. Il confronto con le precedenti rilevazioni evidenzia un miglioramento del tasso di occupazione che, rispetto al 2014 è aumentato del 6,4% per i laureati triennali e del 4,2% per quelli magistrali.

Si tratta di segnali positivi che, tuttavia, non sono ancora in grado di colmare la significativa contrazione del tasso di occupazione osservabile tra il 2008 e il 2014 (-17,1 punti percentuali per i primi; -15,1 punti per i secondi).

Proprio per recuperare terreno gli atenei stanno moltiplicando gli sforzi per rafforzare i legami con le aziende del territorio. Ne è un esempio il consorzio Muner, che “unisce” 4 atenei dell’Emilia Romagna con importanti aziende (si veda l’approfondimento a pagina 87), con l’obiettivo di far entrare i ragazzi nel mondo del lavoro in tempi rapidi, in primis attraverso gli stage.

Fare un’esperienza di tirocinio, infatti, aumenta le chance di trovare un impiego: il 9,1% in più, secondo AlmaLaurea, a un anno dalla conclusione del corso di studio rispetto a chi non ha fatto stage.

E ancor di più pagano le esperienze di studio all’estero: sempre a un anno dal titolo, chi ha studiato oltreconfine ha il 12,7% di possibilità in più rispetto agli altri. Su questo fronte, i double degree attivati dagli atenei italiani in partnership con università straniere sono oltre 600.


© RIPRODUZIONE RISERVATA