Studenti e ricercatori

Gli atenei puntano sulla «trasversalità»

di Eu.B.

Trasversalità e interdisciplinarietà. Sono le leve che il sistema universitario italiano, anche per rispondere alle esigenze del mercato del lavoro, sta azionando con più continuità. Come dimostra il progressivo aumento delle lauree interclasse. E cioè i corsi di studio che fondono due diverse classi di laurea. Alcune volte vicine, altre lontane. Purché condividano 120 crediti formativi (60 se di secondo livello).

In totale sono 179 i corsi di questo tipo accreditati dall’Anvur. In un panorama estremamente variegato. Si va da Ingegneria biomedica - che fonde due ingegnerie (industriale e dell’informazione) e che troviamo a Cagliari, Padova e al Politecnico di Milano - a Comunicazione, valutazione e ricerca sociale per le organizzazioni - che la Sapienza di Roma organizza unendo Scienze della comunicazione pubblica, d’impresa e pubblicità con Sociologia e ricerca sociale. Fino a Ingegneria offshore (un po’ chimica e un po’ ambientale) a Bologna, o Architettura del paesaggio a Firenze. Oltre ad abbinamenti più classici come Lettere-Beni culturali o Storia-Filosofia.

Le lauree interclasse non assicurano il doppio titolo. Al momento dell’iscrizione lo studente dichiara la laurea di uscita, ma può cambiare idea fino all’ultimo anno (il terzo per le triennali e il secondo per le magistrali). E per prendere anche la laurea della seconda classe dovrà comunque sostenere gli esami che mancano.

In Italia vige infatti il divieto di iscriversi a due facoltà contemporaneamente, contenuto nell’articolo 142 del Regio decreto 1592 del 1933. Una disposizione che il ministro dell’Istruzione, Marco Bussetti, vuole eliminare (si veda Il Sole 24 ore del 12 novembre). Nei giorni scorsi una richiesta in tal senso è giunta anche dal Cnel che ha depositato una proposta di legge in un unico articolo per consentire agli studenti di seguire più corsi di laurea. Dello stesso ateneo o di atenei diversi. Al fine di rimuovere - si legge nella relazione illustrativa - «una penalizzazione per gli studenti italiani rispetto agli studenti di molti Paesi stranieri, dove la contemporanea iscrizione è non solo consentita, ma in taluni casi incentivata».

Sempre in un’ottica di interdisciplinarietà vanno poi citati i casi dei corsi interateneo. In cui due o più università si mettono insieme per contaminare e adeguare ai tempi le singole lauree. Come prova a fare, ad esempio, il Politecnico di Milano che propone, insieme a Humanitas, un corso di Medicina in lingua inglese che include al suo interno anche quello in Ingegneria biomedica (da richiedere a fine corso), oppure uno in Cyber Risk strategy and Governance realizzato in tandem con la Bocconi.


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