Studenti e ricercatori

Università, in aumento studenti cinesi in Italia

di Scuola24

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Il numero di studenti cinesi presenti in Italia è in aumento e quelli che stanno arrivando sono più preparati che mai. Lo affermano alcuni accademici italiani responsabili dei rapporti con il Paese asiatico. Anche se non sono disponibili cifre ufficiali, gli addetti ai lavori registrano un marcato aumento degli arrivi di studenti cinesi, che preferiscono sempre di più frequentare corsi di studio in Europa piuttosto che negli Stati Uniti.

Funzionari dell'Università di Bologna, del Politecnico di Milano, dell'Università Luiss di Roma e di altri istituti hanno dichiarato a Xinhua che nell'ultimo decennio il numero di studenti cinesi iscritti è almeno raddoppiato e in alcuni casi è aumentato di quattro volte. «Complessivamente, non c'è dubbio che il numero di studenti cinesi in Italia stia aumentando di anno in anno», ha detto in un'intervista Francesco Boggio Ferraris, direttore della Scuola di formazione permanente della Fondazione Italia-Cina a Milano.

La Fondazione Italia-Cina sovrintende sia il Programma Marco Polo per gli studi scientifici e umanistici sia il Programma Turandot per gli studi artistici e culturali. Francesco Boggio Ferraris ha dichiarato che è aumentata la partecipazione a entrambi, nonostante la crescita del Programma Turandot sia stata più pronunciata. Ha anche detto che in media la preparazione generale degli studenti sta migliorando.

«Fino a qualche anno fa, uno studente cinese poteva venire in Italia senza qualifiche specifiche”, ha detto Boggio Ferraris. «Oggi hanno forti competenze, incluso un punteggio di almeno 400 punti su 750 nei molto impegnativi esami nazionali Gaokao». Il Gaokao, abbreviazione dell'Esame di ammissione nazionale al college, è un esame accademico cruciale che si tiene ogni anno ed è considerato necessario per accedere all'istruzione superiore in Cina. Si stima che 10 milioni di studenti abbiano sostenuto il Gaokao di quest'anno, tenutosi a giugno.

«Sempre di più, gli studenti cinesi che arrivano in Italia sono in grado di partecipare immediatamente ai programmi - conferma Antonio Fiori, delegato del rettore dell'Università di Bologna per le relazioni con l'Asia - e chi non è pronto subito è in grado di recuperare molto rapidamente».


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