Studenti e ricercatori

Casa familiare, revoca dell’assegnazione se il figlio studente fuori sede va a convivere

di Andrea Alberto Moramarco

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L'assegnazione della casa familiare al coniuge affidatario viene meno se la figlia decide consapevolmente di recidere il legame con l'ambiente familiare, trasferendosi in altra città per vivere insieme al fidanzato e per frequentare un corso universitario. Questo è quanto emerge dall'ordinanza 16134 della Cassazione, depositata ieri.


La vicenda
La decisione si iscrive nell'ambito di una controversia tra due coniugi divorziati avente ad oggetto l'assegnazione della casa familiare. In sede di divorzio, l'abitazione - di proprietà dei genitori dell'ex marito - veniva assegnata alla ex moglie affidataria della figlia. In seguito, il padre di quest'ultima chiedeva ai giudici di rivedere l'assegnazione dell'immobile, considerando che la ragazza si era ormai trasferita in un'altra città, dove viveva a casa del fidanzato e frequentava un corso universitario, facendo ritorno a casa soltanto per pochi giorni l'anno in occasione delle festività. Dopo il giudizio negativo del Tribunale, la Corte d'appello accoglieva la richiesta dell'uomo constatando il difetto del presupposto per l'assegnazione della casa, ovvero il legame della figlia con la casa familiare, ormai reciso.

La decisione
La madre ricorreva però in Cassazione sottolineando come l'iscrizione di per sé ad una sede universitaria fuori sede non fosse in grado di spezzare il legame della figlia con la casa familiare, dovendosi aver riguardo sempre all'interesse della figlia a frequentare con cadenza regolare l'abitazione, anche se per brevi periodi di tempo. Per la Cassazione tale argomentazione è sì valida, ma nel caso di specie non è sufficiente a far mantenere l'assegnazione della casa. L'aspetto fondamentale, infatti, è dato dalla scelta della ragazza, che ha consapevolmente deciso di interrompere i rapporti con il suo ambiente domestico trasferendosi a casa del fidanzato «mossa dalla possibilità di una comunanza di vita» con quest'ultimo. Si è trattato cioè di una «consapevole decisione di recidere il legame con la casa familiare», che non lascia spazio a possibili diverse interpretazioni del concetto di coabitazione.


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