Studenti e ricercatori

Legittimo lo spoil system del presidente dell’Agenzia spaziale italiana

di Ulderico Izzo


La terza Sezione bis del Tar Lazio con la sentenza 6370 del 24 maggio 2019 ha ritenuto legittimo l'atto di revoca dell'incarico di presidente dell'Agenzia spaziale italiana, adottato dal ministro dell'Università, con proprio decreto.

Il fatto
Dinanzi al Tribunale capitolino è stato impugnato il decreto del ministro dell'Università, con il quale ha disposto la revoca, con effetto immediato, dell'incarico di presidente dell'Agenzia spaziale italiana, conferito con decreto del 7 maggio 2018. Il Giudice amministrativo della capitale ha respinto la richiesta di annullamento proposta dal Presidente revocato.

La decisione
Il Collegio giudicante ha deciso sulla base della corretta interpretazione della disposizione legislativa di riferimento, rappresentata, nel caso di specie, dall'articolo 6 della cosiddetta legge Frattini.

La norma dispone che le nomine degli organi di vertice delle Agenzie o di altri organismi comunque denominati, conferite dal Governo o dai Ministri nei sei mesi antecedenti la scadenza naturale della legislatura, computata con decorrenza dalla data della prima riunione delle Camere, o nel mese antecedente lo scioglimento anticipato di entrambe le Camere, possono essere confermate, revocate, modificate o rinnovate entro sei mesi dal voto sulla fiducia al Governo. Decorso tale termine gli incarichi per i quali non si sia provveduto si intendono confermati fino alla loro naturale scadenza.
Il potere «di intervento» non necessita di una particolare e pregnante motivazione diversa dalla constatazione dei dati oggettivi richiamati dalla disposizione.
Il potere attribuito da tale norma è di natura pubblicistica essendo basato sul presupposto che il nuovo Governo, o il Ministro suo componente, in quanto portatori di un indirizzo politico distinto da quello dell'Esecutivo precedente, possano ritenere di modificare la composizione degli organi di vertice di cui si tratta, essendo questi direttamente e immediatamente responsabili del perseguimento degli obiettivi determinati sulla base del suddetto indirizzo.
L'atto di esercizio di tale potere è qualificato come «atto di alta amministrazione», poiché in funzione di collegamento tra indirizzo politico e attività amministrativa, ed è quindi caratterizzato da amplissima discrezionalità.
Sulla base di tali considerazioni, condivisibili, il ricorso è stato rigettato.


Conclusioni
Il potere di intervento non necessita di una particolare e pregnante motivazione diversa da quella della esistenza di una nomina, che per il tempo ravvicinato alla fine della legislatura, implica, nella stessa considerazione della legge, l'obiettiva inesistenza di una meditata e cosciente scelta fiduciaria imputabile al nuovo titolare del potere di indirizzo politico-amministrativo.
Detta motivazione, in tale contesto di fiduciarietà e, quindi, di alta discrezionalità, ha come metro di espansione la ragionevolezza esteriore della eventuale ponderazione operata in concreto.
Deve ritenersi, pertanto, adeguata la motivazione che richiami succintamente i presupposti di fatto e le ragioni giuridiche che hanno determinato la decisione dell'Amministrazione a revocare il precedente incarico.


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