Studenti e ricercatori

Dati Alma Laurea positivi, ma il mercato del lavoro è ancora fragile. E il Sud resta indietro

di Maria Piera Ceci

S
2
4Contenuto esclusivo S24


Tanti segni più che fanno ben sperare, ma anche, ancora, si trovano troppi segni meno, scorrendo il rapporto 2019 di Almalaurea sul Profilo dei laureati italiani.
«Più immatricolati, più mobilità, più laureati stranieri, più lauree regolari, più esperienze all'estero, più stage, più tirocini, più soddisfazione rispetto al percorso di studi, più occupazione, retribuzioni più alte», snocciola i dati il presidente di Almalaurea, Ivano Dionigi, il quale però sottolinea che dietro questi dati incoraggianti, si nasconde un mercato del lavoro ancora fragile.

«Si tratta infatti di dati incrementali. Piccoli segni più rispetto agli ultimi anni, ma se facciamo un confronto con i dati precrisi il segno è ancora negativo. Un gap che non abbiamo coperto rispetto al 2004, né con l'occupazione, né con i salari, né con le immatricolazioni. Il fenomeno più vistoso riguarda il Sud: meno immatricolati, chi si iscrive all'università preferisce facoltà del Centro-Nord, meno regolarità negli studi e chi si laurea va nella maggior parte dei casi fuori dall'area meridionale alla ricerca del lavoro”.

Altro dato che torna nell'analisi Almalaurea 2019 riguarda l'ascensore sociale bloccato.
«L'orientamento è il grande problema della scuola italiana. L'orientamento maggiore infatti ancora lo fa il background socio-culturale della famiglia. Soprattutto nel caso dei giovani delle lauree a ciclo unico (Medicina, Architettura e Giurisprudenza), abbiamo rivelato che si tratta di ragazzi con entrambi i genitori laureati e sono figli di professionisti, dirigenti, appartengono dunque al ceto sociale alto. Soprattutto al Sud, prevale un'impronta medievale: a decidere le sorti dell'iscrizione ai corsi di laurea sono le famiglie. Si è visto anche un incremento di iscrizioni all'università da parte di studenti provenienti dai licei, in particolare Liceo scientifico e classico. Diminuisce dunque la quota di quelli che si iscrivono all'università provenendo da istituti tecnici e professionali. E notoriamente ai Tecnici e ai Professionali accedono ragazzi che appartengono a famiglie più svantaggiate».

Novità interessante, la presenza di un maggior numero laureati di origine straniera. Lentamente le nostri università stanno diventando multietniche.
«Il 3,5 per cento dei laureati è straniero e questo è un segnale positivo. Un dato che aumenta e che conforta. Si tratta di circa diecimila giovani, di cui quasi la metà figli di immigrati e dunque non ancora in possesso della cittadinanza italiana. Sono ragazzi residenti in italia, ma che vengono computati fra gli stranieri. Sono figli della nostra scuola perché provengono dalle nostre scuole superiori, ma non sono ancora cittadini italiani».

Aumentano le esperienze all'estero e i giovani disposti a trasferirsi all'estero per lavoro. Bisogna leggere in positivo o no questo dato?
«Si può leggere in maniera ambigua. Ora i nostri giovani sono cittadini del mondo e ce lo raccontano anche gli imprenditori quando organizziamo le giornate con le imprese. Gli imprenditori ci dicono che fino a qualche tempo fa il ragazzo a cui si chiedeva se volesse partire per andare all'estero in un caso su tre girava i tacchi. Ora non più, quasi tutti sono disponibili ad andare all'estero, un terzo è disponibile addirittura a cambiare continente. Perché hanno cambiato la testa e sono più aperti, ma la causa strutturale è perché non trovano lavoro. I nostri laureati che sono andati all'estero ci raccontano che lo hanno fatto perché non avevano lavoro in italia, perché sono meglio retribuiti e perché il posto di lavoro trovato è più rispondente alla laurea conseguita. E il 35 per cento di loro non spera di tornare. Questo fa pensare all'ipotesi peggiore: che se ne vadano perché non trovano lavoro. Da noi la laurea per molti non è un passaporto, ma un foglio di via».

Anche se i dati Almalaurea dimostrano che un'esperienza di studio all'estero garantisce una maggiore probabilità di trovare poi un lavoro e un lavoro meglio retribuito.


© RIPRODUZIONE RISERVATA