Studenti e ricercatori

Cassazione, no agli aumenti retroattivi delle borse di studio dei medici specializzandi

di Amedeo Di Filippo

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La sesta sezione della Corte di cassazione codifica, con l'ordinanza 14168 del 24 maggio, il principio in base al quale non può trovare applicazione retroattiva il Dlgs 368/1999, di attuazione della direttiva 93/16/Cee in materia di libera circolazione dei medici e reciproco riconoscimento dei loro diplomi, attuato con legge 206/2005, in quanto il differimento dell'entrata in vigore della normativa più favorevole rientrava nella discrezionalità del legislatore e il farla scattare dal 2007 non determina alcuna situazione di tardivo recepimento del diritto comunitario.


I riferimenti normativi
L'articolo 6 del Dlgs 257/1991 ha riconosciuto ai medici ammessi alle scuole di specializzazione una borsa di studio, da incrementare annualmente sulla base del tasso programmato di inflazione. Meccanismo poi bloccato con effetto retroattivo dalla legge 549/1995. Col Dlgs 368/1999 l'ordinamento delle scuole universitarie di specializzazione in medicina e chirurgia è stato riorganizzato, istituendo e disciplinando un contratto di formazione (inizialmente denominato “contratto di formazione-lavoro” e poi “contratto di formazione-specialistica”), da stipulare e rinnovare annualmente tra università e specializzandi, con un meccanismo di retribuzione articolato in una quota fissa e variabile, periodicamente determinate con decreti ministeriali. Contratto che non dà luogo ad un rapporto di lavoro subordinato né parasubordinato.

Il meccanismo del 1991 è in realtà rimasto operativo fino all'anno accademico 2005-2006, da cui ha iniziato a decorrere quello del 1999, che a sua volta è stato innovato a partire dal 2007. Il trattamento economico spettante ai medici specializzandi in base al contratto di formazione specialistica è stato fissato con tre Dpcm del novembre 2007.


La questione
La causa discussa in cassazione ha origine da un ricorso presentato per dichiarare il diritto a percepire un'adeguata remunerazione in relazione al periodo di specializzazione di quattro anni in pediatria, in ragione dell'incremento disposto dalla legge 266/2005 con decorrenza dall'anno accademico 2006-2007. La questione verte sul recepimento delle direttive dell'Unione europea in materia di medici specializzandi da parte dell'Italia e se in particolare poteva ritenersi compiuto con l'entrata in vigore del Dlgs 257/1991 o col Dlgs 368/1999, la cui effettiva applicazione era avvenuta solo nove anni dopo.

I giudici della suprema corte quindi si soffermano a chiarire se la direttiva comunitaria abbia avuto una portata innovativa rispetto a quanto stabilito dalle precedenti; se il concetto di retribuzione adeguata sia mutato nel passaggio dalle precedenti alla più recente direttiva; se e quando lo Stato italiano abbia adempiuto all'obbligo di garantire ai medici specializzandi una retribuzione adeguata.


La retribuzione
La cassazione ritiene che la direttiva 93/16/Ce non ha portata innovativa, in quanto si è prefissa l'obiettivo di procedere alla codificazione delle precedenti riunendole in un testo unico. D'altro canto, afferma, la normativa europea non detta alcuna definizione di quale sia la rimunerazione adeguata, la cui soglia deve quindi essere fissata di singoli Stati membri. Onere assolto dall'Italia col Dlgs 257/1991 tramite strumenti che non sono stati modificati nel 1999 con l'introduzione della formazione-lavoro, talché non può affermarsi che il nuovo ordinamento introdotto col Dlgs 368/1999 e il relativo meccanismo di retribuzione rappresentino il primo atto di recepimento degli obblighi comunitari, piuttosto «costituiscono il frutto di una successiva scelta discrezionale del legislatore nazionale, non vincolata o condizionata dai suddetti obblighi», si legge nella sentenza.

La conclusione cui giunge la suprema corte è che l'inadempimento dell'Italia agli obblighi comunitari è cessato con l'emanazione del Dlgs 257/1991, mentre il Dlgs 368/1999 è intervenuto in un ambito di piena discrezionalità per il legislatore nazionale, per cui non è consentito ottenere l'applicazione retroattiva del Dlgs 368/1999 con i conseguenti adeguamenti della retribuzione.


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