Studenti e ricercatori

Il padre “assente” deve risarcire la figlia (anche per non aver adempiuto agli obblighi di istruzione)

di Cl. T.

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Quaranta anni fa, quando quella bambina era nata da una relazione con la sua compagna di allora, lui, un genitore siciliano, l’aveva riconosciuta e le aveva dato il suo cognome ma poi, per quattro decenni, pur avendo accettato la paternità, era stato un padre “assente” - come lui stesso si è definito - per la figlia, dal punto di vista sia economico che morale non facendosi carico nemmeno dei malesseri comportamentali della ragazza. Contava che il “grosso” lo avrebbe fatto la mamma, con la quale la ragazza viveva.

La sentenza della Cassazione
Adesso la Cassazione, ha stabilito che il padre “assente” deve risarcire la figlia “dimenticata” con poco più di 67mila euro per danni morali e patrimoniali, compresa la perdita di chance perchè la giovane, poco supportata, aveva finito per lasciare l’università. Spiega la Suprema Corte, che il genitore non è “accusato” di «avere negato alla figlia il sostegno economico da lei richiesto al fine di proseguire gli studi universitari ma, in linea più generale, di non avere correttamente adempiuto ai propri obblighi di mantenimento, istruzione ed educazione della stessa». Secondo i giudici, dal “disagio” morale e materiale vissuto dalla ragazza, «sono derivate una serie di ulteriori conseguenze pregiudizievoli, di carattere patrimoniale e non,
tra cui la scelta di interrompere anzitempo gli studi». Cosa che le ha «certamente precluso delle possibilità di realizzazione professionale, con rilievo anche economico».

Il calcolo del risarcimento (poco più di 67mila euro) è stato fatto in via equitativa dagli stessi magistrati, non essendo possibile «dimostrare la sua precisa entità». Senza successo, il padre “assente” si è difeso dicendo che era compito della madre della ragazza informarlo dei suoi problemi, dato che ci viveva insieme. «La responsabilità e gli obblighi derivanti dal rapporto di filiazione (tra cui quello di mantenere, istruire, educare e assistere moralmente i figli) gravano su entrambi i genitori, non certo solo su quello convivente e, tanto meno, addirittura, solo su quello più attivamente presente», hanno replicato gli ermellini.


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