Pubblica e privata

Vaccino anti-cancro, la scommessa di due biotech

di Eu.B.

A due passi dalla capitale, tra shopping center e parchi a tema, c’è una piccola isola felice dell’innovazione che da anni punta sulla sinergia tra università, ricerca e industria. In un ambito che tocca da vicino la vita delle persone: lo sviluppo di farmaci biologici innovativi. Stiamo parlando di due biotech (Reithera Srl e Nouscom Srl, nate l’una dalla costola dell’altra) impegnate nella messa a punto di vaccini, rispettivamente, contro le malattie infettive e il cancro.

Una doppia realtà nota forse più all’estero che in Italia. Come conferma il fatto di essere state scelte di recente dall’European molecular biology laboratory per ospitare la riunione annuale dell’Embl Alumni. Raccontare la loro storia è un po’ come scovare la classica eccezione che conferma la regola. Di un Paese che sottofinanzia l’università e ancora di più la ricerca, bruciando ogni anno capitale umano a causa della solita, atavica, fuga di “cervelli”. Dotati spesso di un biglietto di sola andata.

Reithera e Nouscom - che hanno un impianto di produzione Gmp (good manufacturing practice) per lo sviluppo di farmaci sperimentali e insieme contano oltre 100 addetti - sembrano dirci invece che un altro mondo è possibile. Con un’esperienza che risale al 2007 e che vede quattro ricercatori della multinazionale farmaceutica Merck Sharp & Dome - quasi tutti con un passato comune in Germania nei laboratori dell’Embl di Heidelberg - costituire la spin off Okairos dedicata allo sviluppo di vaccini innovativi contro le malattie infettive. La base è un’intuizione (e brevetti connessi): utilizzare un virus già presente nel corpo umano (l’adenovirus) per fare sviluppare all’organismo la proteina richiesta.

La situazione di partenza, quasi di frontiera, somiglia a tante altre startup di casa nostra. Come ricorda Stefano Colloca, senior director di Reithera: «Avevamo la sede all’Eur, un piccolo ufficio a Pomezia e i laboratori al Ceinge di Napoli. Tutti i fondi che avevamo li abbiamo usati per fare ricerca e condurre i trial clinici negli Stati Uniti e in Inghilterra». All’interno di Okairos viene messa a punto la tecnologia cosiddetta di “vaccinazione genetica”, che viene poi applicata contro la malaria, l’Hiv, il virus respiratorio sinciziale e l’Ebola.

La loro avventura attira l’interesse di Big Pharma. Nel 2014 Okairos viene acquistata da Glaxo Smith Kline per 250 milioni di euro. Ma anziché limitarsi a monetizzare, gli stessi studiosi fondano una nuova biotech (Reithera) e si rimettono in gioco. Con una strategia che un altro dei protagonisti di allora - Alfredo Nicosia, ceo di Nouscom - riassume cosi: «Vendemmo pure il marchio. Ma non le persone. Stabilimmo un rapporto di collaborazione con Glaxo che ci ha permesso di salvare i posti di lavoro, solidificare anche fisicamente la nostra struttura e ripartire con il nome di Reithera».

A quell’accordo segue un investimento di 14 milioni che ha portato alla costruzione di uno stabilimento nell’area del Tecnopolo di Castel Romano alla periferia Sud di Roma. Dove Reithera sorge ancora oggi e dove, nel 2015, nasce Nouscom. Con l’obiettivo di estendere la stessa tecnologia allo studio delle malattie oncologiche nella speranza di sviluppare, di fatto, un vaccino anti-cancro personalizzato capace di colpire solo le cellule malate sulla base del Dna prelevato con la semplice biopsia. La tabella di marcia prevede un primo step ad agosto con la prima somministrazione di un vaccino destinato a uno specifico tipo di tumore associato a instabilità microsatellitare (per cui già oggi si può prevedere dove avviene la mutazione del Dna) e poi, nei primi mesi del 2020, la versione personalizzata. Da utilizzare in futuro, con un profilo calibrato sulle caratteristiche del singolo malato, per tutte le altre forme tumorali.

A Nicosia, che insegna Biologia molecolare a Napoli, si deve anche l’avvio della partnership proficua con gli atenei. Che registra oggi quattro convenzioni con altrettante università(Torino, Bologna, Tor Vergata e Napoli) per tirocini, stage, tesi in azienda, dottorati in un’ottica che lui stesso riassume così: «Noi non prendiamo persone che sono già produttive, ma che hanno solo la potenzialità di diventarlo e le formiamo». A volte per restare. Come le circa 30 in organico nelle due company. Altre per andare via e crescere ancora.


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