Studenti e ricercatori

Mobilità dei laureati con bussola al Nord

di Eu. B.

La prima a lanciare l’allarme sulla “mobilità accademica” a senso unico e sul rischio di depauperamento del capitale umano meridionale è stata la Svimez. Ma la conferma arriva anche dalle rilevazioni di AlmaLaurea: che sia per motivi di studio oppure per ragioni di lavoro gli spostamenti dei laureati italiani continuano ad avvenire quasi sempre lungo l’asse Sud-Nord. Specialmente tra gli architetti e gli ingegneri.

La fotografia di AlmaLaurea

Il consorzio universitario AlmaLaurea monitora da anni il fenomeno della mobilità territoriale per ragioni di studio o di lavoro. Nella sua ultima indagine sulla condizione occupazionale dei laureati l’attenzione è stata posta su chi ha ottenuto un titolo magistrale biennale nel 2012 ed è stato interpellato a cinque anni dalla laurea. Ebbene, tra i residenti al Nord Italia, l’87,5% ha svolto gli studi universitari e lavora nella propria regione di residenza. Al punto che l’unico flusso di una certa rilevanza riguarda il trasferimento per lavoro all’estero. Un fenomeno che ha interessato il 7,7% del campione.

Leggermente più elevati risultano invece le migrazioni per studio e lavoro dei residenti al Centro, anche se la gran parte dei laureati non ha mai abbandonato la propria residenza (75,8%). Il 7,5%, dopo aver studiato vicino casa si è spostato al settentrione per cause professionali; a questi si aggiunge un ulteriore 2,7% che lo ha fatto già al momento di scegliere l’università. Un altro 5,1% ha scelto invece l’estero per lavorare. Pochi invece quelli che sono ritornati: appena il 4,0% dopo essersi laureato in un ateneo settentrionale ha fatto il percorso inverso per trovare un’occupazione.

Ancora più a senso unico, oltre che più frequente, è la mobilità dei laureati meridionali. Complessivamente costituiscono il 54,7% del totale. Più nel dettaglio, il 19,7% si è trasferito per motivi di studio e non è rientrato, trovando un impiego in un’altra regione d’Italia; un altro 19,6% si è spostato dopo la laurea al Nord o al Centro (a cui va aggiunto il 3% che è andato oltreconfine). Nel complesso, appena il 9,7% dei laureati meridionali è rientrato nella propria zona di residenza dopo aver studiato fuori.

Le migrazioni più massicce

All’elaborazione contenuta nell’ultima indagine sulla condizione occupazionale dei laureati si aggiunge quella per gruppo disciplinare realizzata per Il Sole 24 ore del Lunedì sulla base dei flussi residenza/studio e residenza/lavoro. Dati che, da un lato, confermano - decimale più decimale meno - le dimensioni generali del fenomeno (come testimoniano i numeri pubblicati qui a fianco) e, dall’altro, permettono di tratteggiare l’identikit del giovane laureato “mobile”.

In testa agli spostamenti per ragioni di studio, troviamo gli architetti del Mezzogiorno con un tasso di “fuga” del 41,1 per cento.Alle loro spalle si piazzano i laureati in ambito politico sociale (35,8%) e psicologico (34,5%). Mentre i più mobili per motivi di lavoro risultano infine gli ingegneri del Sud con il 60,7% di “migrazioni”. Davanti al restante comparto scientifico (57,1%) e al chimico-farmaceutico (54,3%).


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