Studenti e ricercatori

Funziona di più un semestre breve che possa fare selezione seria

di Maria Piera Ceci

Numero chiuso a Medicina. L’Università di Ferrara propone di cambiare radicalmente il metodo di selezione e di uscire dalla logica del test d’ingresso.

«La mia proposta si prefigge di superare le criticità legate all’ammissione con test a quiz con risposte multiple e scorrimento nazionale», spiega il rettore dell’Università di Ferrara, Giorgio Zauli. «L’idea è quella di iscrivere a sportello fino a un massimo di 600 studenti. I preimmatricolati comincerebbero gli studi in anticipo, a inizio settembre, con lezioni su tre materie curricolari (fisica medica, biologia e istologia-anatomia). Le lezioni terminerebbero il 22 novembre e poi si svolgerebbero gli esami, in forma scritta, per rendere più omogeneo il giudizio, con due appelli, uno a dicembre e uno a gennaio. Passerebbero il test di ammissione coloro che abbiano superato tutti e tre gli esami con una media superiore al 27. Il fatto di poter accedere a Medicina non dipenderebbe più dall’alea dei quiz».

Qualcosa di simile al modello francese, ma - il rettore ne è convinto - con maggiori vantaggi per gli studenti.

«Il modello francese prevede un anno di apertura a tutti, con uno sbarramento numerico molto importante alla fine del primo anno. Noi invece non immaginiamo una gara fra studenti, ma un percorso in cui la gara la fai con te stesso, perché, se sei in grado di superare la soglia di sbarramento della media del 27, vai avanti comunque. Per questo pensiamo che la nostra proposta sia più valida di quella francese. Inoltre anticipando la selezione alla fine del primo semestre, il 31 gennaio, i ragazzi che non dovessero riuscire a entrare non perderebbero l’anno accademico perché potrebbero iscriversi ad altri corsi. E se si iscrivessero a corsi scientifici, verrebbero loro riconosciuti i crediti acquisiti».

Cosa non va dell’attuale sistema dei test d’ingresso?

I quiz restano aleatori, non testano in maniera puntuale la predisposizione degli studenti al percorso medico. Il problema è stato aggravato dalla graduatoria a scorrimento nazionale, perché attualmente immatricoliamo ragazzi alla fine del semestre o addirittura alla fine del primo anno, per cui ci sono studenti che perdono fino a un anno, in attesa dello scorrimento delle graduatorie. Questo sfavorisce i ragazzi meno abbienti, che scelgono le sedi più vicine alla residenza perdendo delle opportunità. Con lo scorrimento delle graduatorie nazionali il risultato è aberrante, rischiamo di non selezionare gli studenti migliori. Poi c’è il paradosso che attualmente, con gli indicatori dell’Anvur, sono penalizzati i corsi di laurea che perdono studenti. Quindi non li selezioniamo in maniera ottimale e poi siamo costretti a portarli avanti per non essere penalizzati dagli indicatori ministeriali, con una ricaduta anche economica.

Come è stata accolta l’idea all’Università di Ferrara?

La proposta è stata accolta favorevolmente dal corpo accademico di Ferrara e anche dalle liste degli studenti (con un’unica astensione). Abbiamo già sperimentato in passato la gestione di grandi numeri con biologia e biotecnologie. E proprio questa è stata una delle spinte per tentare la sperimentazione. Questi studenti in realtà avrebbero voluto iscriversi a Medicina, il loro era un modo per prepararsi ai quiz di Medicina. E noi facciamo perdere a questi ragazzi un anno o due nella speranza che possano entrare. Così invece in un semestre corto sai se passi o meno».

Il mondo accademico è diviso sul tema dei test d’ingresso.

Capisco le ragioni dei colleghi rettori che lamentano carenze nelle infrastrutture. Noi abbiamo gestito grandi numeri e abbiamo cambiato approccio, passando alle modalità d’esame per iscritto per gestire i grandi numeri.

Siamo atenei accreditati dall’Anvur, non si vede perché non saremmo legittimati a selezionare noi gli studenti. Ritengo che l’Università debba riappropriarsi del suo ruolo, che è quello di selezionare la futura classe medica, sulla base dei curricula, non sulla base dei quiz. Io, ad esempio, ho fatto il liceo classico, mi sono laureato in sei anni con 110 e lode e non sarei mai entrato con questo sistema, basato su chimica, biologia, matematica, fisica. Ritengo che aver studiato filosofia e storia, latino e greco sia stato invece importante per la mia formazione di futuro medico e ricercatore. Il sistema attuale penalizza per chi ha studiato al classico.


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