Studenti e ricercatori

Tra i 60 quesiti meno logica e più cultura generale

di Francesca Barbieri

Meno logica e più cultura generale: è questa la principale novità dei test di ammissione a medicina, odontoiatria, veterinaria e architettura per l’anno accademico 2019/2020. In base al decreto del ministero dell’Istruzione e dell’Università, i quesiti di logica vengono dimezzati, passando da 20 a 10, mentre quelli di cultura generale passano da 2 a 12 e riguarderanno le seguenti materie: storia, letteratura italiana e straniera, attualità (educazione civica).

In tutto 60 quesiti con 5 opzioni di risposta di cui 30 saranno dedicati (come in passato) alle materie di indirizzo. Tempo a disposizione: 100 minuti. Per la valutazione delle prove saranno attribuiti al massimo 90 punti, tenendo conto dei seguenti criteri: 1,5 punti per ogni risposta esatta; -0,4 punti per ogni risposta errata; 0 per ogni risposta omessa.

La decisione di aumentare il numero dei quesiti di cultura generale è in netta controtendenza rispetto alla linea portata avanti negli ultimi anni, che aveva condotto a una loro progressiva riduzione (erano 5 nel 2012, scesi poi a 2 nel 2015).

Un’altra novità contenuta nel decreto del Miur è quella che offre ai ragazzi - al momento dell’iscrizione al test attraverso il portale www.universitaly.it - di svolgere un test psico-attitudinale per medicina, odontoiatria, veterinaria e architettura che permetterà una sorta di autovalutazione.

Per l’accesso ai corsi di laurea delle professioni sanitarie, invece, la prova di ammissione viene predisposta da ciascuna università e verte sugli stessi argomenti e programmi dei test di medicina.

È l’ennesimo restyling per i test del numero chiuso: c’è chi li giudica troppo selettivi, addirittura ingiusti. Chi invece pensa che siano indispensabili per evitare di creare una nuova generazione di disoccupati. Chi, potendoselo permettere, aggira la barriera all’ingresso, seguendo la via dell’estero, dove non ci sono filtri o dove sono molto più blandi. Insomma sul numero chiuso all’università, che ha dato poco superato la “maggiore età” - la legge che lo ha istituito è la n.264 del 2 agosto 1999 - le polemiche non sono mai mancate, soprattutto ad ogni cambio di Governo e quando si apre la stagione delle prove.

Il tema è rilevante, anche perché i corsi a numero chiuso (programmato a livello nazionale o locale) sono una realtà sempre più importante del nostro sistema universitario e riguardano ormai il 40% dei corsi . Nell’anno accademico 2016/2017 lo “sbarramento” iniziale ha interessato circa 640mila studenti, di cui 415.179 per effetto della programmazione locale e 226.930 in virtù di quella nazionale. E con il tempo ha assunto dimensioni ancora più rilevanti visto che i corsi ad accesso programmato sono saliti dai 2.054 attuali ai 2.077 del 2018/2019.

Per il prossimo anno accademico le prove si svolgeranno nella prima metà di settembre: il 3 per l’accesso a medicina e odontoiatria; il 4 per veterinaria; il 5 per architettura; l’11 per le professioni sanitarie; il 12 per medicina e odontoiatria in inglese. Appuntamento invece il 25 ottobre per i candidati alle magistrali delle professioni sanitarie.


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