Studenti e ricercatori

«La selezione all’ingresso è garanzia di qualità»

di Maria Piera Ceci

«Qualità è la parola magica». Il rettore del Politecnico di Milano, Ferruccio Resta, difende il numero programmato, in un momento in cui il governo gialloverde riflette su come superare la logica del numero chiuso. All’ateneo di piazza Leonardo da Vinci si accede con test d’ingresso a Ingegneria e Design, con test nazionale invece ad Architettura.

«Agli studenti che entrano siamo in grado di garantire un percorso di studi di qualità. Spesso ci lamentiamo che le imprese non trovino abbastanza ingegneri e designer, in realtà non trovano ingegneri qualificati», puntualizza Resta. «Se io raddoppiassi il numero di studenti, non sarei in grado di soddisfare le loro esigenze. Oggi uno studente costa in media circa diecimila euro all’anno. In Germania questa cifra è circa cinque volte tanto. Parlare di aumentare i numeri, senza poi dedicare a questo un finanziamento deputato in termini di spazi e di aule, significa non porre il problema nei giusti termini. Il numero consente di offrire ai ragazzi laboratori - oggi sempre più importanti perché l’esperienza pratica è parte fondamentale dell’insegnamento -, borse di studio, residenze, percorsi all’estero e visite progettuali in aziende. Queste cose si possono fare solo con classi di una certa dimensione. Raddoppiare i numeri vorrebbe dire raddoppiare gli spazi, il corpo docente, iniziative».

No dunque all’abolizione del numero chiuso. «Un tema su cui si può ragionare - chiarisce Resta - però per me la scuola superiore deve preparare per arrivare all’università, quindi non vedo perché non valutare con un test la preparazione dello studente alla fine della scuola superiore. Abolire il numero chiuso vorrebbe dire delegittimare la scuola secondaria. Quello che dobbiamo fare invece è distribuire gli studenti sul territorio. Abbiamo ora università che soffrono perché hanno numeri troppo elevati e università che non hanno questo problema. Se vogliamo un raddoppio o un 20 per cento in più di ingegneri o laureati Stem, dobbiamo prendere una decisione e stanziare le risorse necessarie per questo».

Il test d’ingresso, secondo il rettore, non è concepito per valutare la competenza, ma l’attitudine dello studente, come sembra dimostrare l’alta correlazione fra buoni risultati al test d’ingresso e un percorso universitario di successo. Specie se anticipato. «Ragazzi e ragazze possono provare nel corso del quarto anno di superiori. Se passano il test con un qualunque voto superiore al 60, hanno la garanzia di entrare al Politecnico. Noi poi li invitiamo a frequentare le nostre summer school e offriamo una serie di corsi online come avvicinamento al PoliMi. Così già dal quarto anno ne iniziano a respirare l’aria. Se il test non viene superato al quarto anno, si può riprovare durante il quinto, con una programmazione che va da gennaio a luglio. Dopo luglio non ci sono più test». E infatti è stato abolito quello di settembre che per lo studente sarebbe solo una «corsa inutile».


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