Pianeta atenei

Sant’Anna di Pisa: «Più risorse per scoprire i talenti»

di Marzio Bartoloni

Provare a diffondere in tutta l’Italia lo spirito di eccellenza e di inclusione che permea dalla sua nascita, oltre 30 anni fa, il Sant’Anna di Pisa, «andando a scovare il merito dovunque esso sia per farne un volàno di crescita per tutto il Paese. Una missione che sentiamo profondamente e che vogliamo sviluppare con l’aiuto dei nostri allievi che sono i primi a sentire il dovere di restituire quanto hanno ricevuto dallo Stato che li forma gratuitamente nel nostro Collegio». Sabina Nuti è stata appena eletta rettrice («per noi donne è più difficile, serve tutto l’impegno e la disponibilità possibili») di quella che ormai viene riconosciuta come la palestra della classe dirigente italiana (tra gli allievi ci sono gli ex premier Giuliano Amato ed Enrico Letta solo per citarne un paio).

Il Sant’Anna di Pisa da anni è un’eccellenza anche a livello internazionale: è la prima università italiana nelle classifiche del Times Higher Education che gli riconosce anche il terzo posto al mondo nel ranking degli atenei più piccoli. Sabina Nuti spiega questa missione cosi: «Sia chi ci studia dopo una selezione durissima e sia chi ci insegna, anche in questo caso dopo una rigorosa procedura di valutazione, sente in modo molto forte la propria responsabilità e la funzione pubblica della nostra Scuola», sottolinea Nuti. Che ha fatto della caccia ai talenti e al merito già tra i giovanissimi una delle sue attività al Sant’Anna dove è entrata quasi 20 anni fa. «Da qualche anno oltre alla nostra tradizionale attività di orientamento che porta qui da noi durante l’estate i migliori studenti degli ultimi anni segnalati dalle scuole abbiamo deciso, con l’aiuto del ministero, di andare nei territori, soprattutto quelli più difficili e con maggiori disagi, per incontrare i ragazzi più talentuosi e meritevoli». Un progetto sperimentale che «ora potenzierò» che ha una formula di successo basata sull’“incontro tra pari”: «Mandiamo nelle scuole, da Scampia a Palermo, i nostri migliori allievi che come fratelli maggiori incontrano ragazzi poco più giovani che si sono segnalati per i buoni risultati scolastici e che provenendo da situazioni famigliari difficili potrebbero non continuare gli studi per vari motivi».

E la moral suasion tra quasi coetanei sembra funzionare: «Fino al 90% degli studenti decide di iscriversi all’università e qualcuno ha anche tentato il concorso al Sant’Anna: spesso tra ragazzi ci si consiglia meglio anche perché si conoscono i meccanismi delle università che spesso sfuggono a un professore del liceo. Per noi è la conferma della nostra missione principale che è quella di far funzionare l’ascensore sociale che troppo spesso in Italia è bloccato. Perché – aggiunge Nuti – l’orientamento è cruciale e deve cominciare presto in un Paese come il nostro dove ci sono pochi laureati e si sprecano talenti». Talenti che non mancano anche nei laboratori di ricerca e nelle aule dei nostri atenei: «L’Italia ha tante eccellenze e siamo sopra la mediana mondiale in tantissimi settori, per i pochi fondi che ci investiamo definirei le nostre performance scientifiche eroiche».

Ma per la rettrice del Sant’Anna non bisogna chiudersi dentro la torre d’avorio della ricerca e della formazione: «C’è tanto da fare per sviluppare la terza missione che non è solo trasferimento tecnologico e spin off, ma provare a cambiare la società a partire dalle grandi sfide a cui noi per primi abbiamo il dovere di rispondere con soluzioni concrete: dai cambiamenti climatici all’agricoltura, alla robotica e alla sanità del futuro». Sfide queste che il Sant’Anna sta provando a raccogliere: la stessa Nuti ha inventato e brevettato un sistema a bersagli che misura i risultati dei sistemi sanitari impiegati oggi da buona parte delle Regioni per misurare la qualità delle cure erogate ai cittadini e che è stato adottato dall’Ocse e da Paesi come la Nuova Zelanda. Mentre grazie al progetto di federazione con la “sorella” Normale di Pisa e lo Iuss di Pavia è stato creato un centro di ricerca sul climate change. «Credo molto in questa federazione con la Normale e lo Iuss che ci permette insieme di avere performance che ci possono far competere con big come Oxford e Cambridge. Insieme – avverte Nuti – possiamo essere la piccola nave ammiraglia che apre la strada al resto del Paese».


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