Studenti e ricercatori

cervelli, nuovo rientro senza scherzi fiscali

di Eugenio Bruno e Marco Mobili

Aaa. lavoratori, ricercatori e piccoli imprenditori cercansi. Può riassumersi così il doppio jolly che il governo gialloverde si appresta a giocare per attrarre i talenti italiani che finora sono rimasti oltreconfine. Stavolta senza brutti scherzi da parte del fisco. Come accaduto ai quasi mille cervelli “impatriati” dal 2013 al 2016 che, dopo essere stati ingolositi, dagli sconti fiscali promessi dai passati esecutivi, sono stati successivamente raggiunti da un avviso di accertamento o da una cartella esattoriale. Per un totale di 13 milioni di euro evasi. Motivo: aver benficiato dello sconto senza essersi cancellati dall’anagrafe dei residenti all’estero (Aire). L’annuncio al momento è solo in bozza nel decreto legge sulla crescita, che è atteso tra oggi e domani sul tavolo del Consiglio dei ministri. Salvo slittamenti dell’ultim’ora.

A calcolare l’impatto della “sanatoria della sanatoria” per i “cervelli”, prima incentivati a rientrare e poi stangati dall’amministrazione finanziaria, è la relazione tecnica all’articolo 4 della bozza di provvedimento. Che ripercorre anche i tratti salienti della vicenda: l’articolo 44 del Dl 78/2010 aveva introdotto un bonus del 90% sull’Irpef da versare per prof e ricercatori residenti all’estero che per almeno due anni si sarebbero trasferiti in Italia. In seguito a controlli incrociati tra i percettori dello sconto e gli iscritti all’Aire le Entrate hanno compilato una lista selettiva di contribuenti “irregolari”. Perché avevano ricevuto il bonus ma negli anni di imposta 2013 e 2104 risultavano ancora residenti all’estero. 

Da qui l’invio di atti ufficiali per riscuotere in media 13.600 euro per ognuno, tra maggiore imposta e sanzioni. Considerando la durata almeno biennale dell’agevolazione, la relazione quantifica in 9.600 la platea potenziale di interessati e in 960 (pari al 10% della percentuale di riscontri positivi) quella reale. Per un totale di 13 milioni da riscuotere nel quadriennio 2019-2022. Che il decreto, di fatto, “abbuona” ai soggetti rientrati purché dimostrino di aver risieduto in un paese che vieta le doppie imposizioni. La beffa è solo per chi è stato zelante con il Fisco e ha già saldato il conto: la bozza del decreto non prevede la restituzione di quanto pagato.

I benefici per gli impatriati

Ma la norma guarda anche avanti e cerca di rendere più appetibile il menù di sconti fiscali per tutti i lavoratori “impatriati”. Per i residenti all’estero da almeno due anni che trasferiscono la residenza nel Belpaese a partire dal 1° gennaio 2020 lo sconto Irpef sale dal 50 al 70% (e addirittura al 90% per chi sceglie il Sud).

Un incentivo esteso anche a chi, sempre dall’anno prossimo, decide di avviare un’impresa in Italia. A condizione di rimanerci per almeno un biennio. Con un prolungamento del beneficio fino a 5 anni di imposta - in cui lo sconto Irpef ritornerà però al 50% - per chi ha figli minorenni o decide di acquistare una casa lungo la penisola. Un’agevolazione che sale di nuovo al 90% in presenza di tre figli. Con la precisazione ulteriore che le misure valgono anche per i nostri connazionali non iscritti all’Aire purché il paese che li ospitava aveva siglato una convenzione contro la doppia imposizione.

Il portale unico

Completa il set di interventi previsti dalla bozza la nascita, presso il ministero degli Affari esteri, del portale unico www.capitaleumanoitalia.it dedicato ai cittadini italiani o stranieri che vogliono rientrare o trasferirsi nel nostro Paese. Una vetrina in cui pubblicare non solo la normativa applicabile e i documenti da presentare, ma anche le offerte di lavoro dei Centri per l’impiego e i concorsi pubblici. Venghino signori, venghino .


© RIPRODUZIONE RISERVATA