Studenti e ricercatori

Per la certificazione dell’esperienza professionale non è possibile computare il periodo di tirocinio

di Amedeo Di Filippo

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L'attività del tirocinio formativo è finalizzata all'acquisizione delle competenze necessarie a svolgere l'attività di medico e per questo non può essere considerata utile a computare la maturazione dell'esperienza necessaria ad ottenerne la certificazione. Lo afferma la terza sezione del Consiglio di Stato con la sentenza 1966 depositata il 25 marzo.


La certificazione
La terza sezione si occupa della istanza con cui una laureata in medicina e chirurgia, priva di un diploma di specializzazione medica post lauream abilitante, ha richiesto di ottenere, a fini abilitativi, la certificazione dell'esperienza professionale triennale maturata nel campo delle cure palliative. La Regione ha ritenuto che i 5 mesi di tirocinio formativo presso un hospice non sarebbero stati computabili a fini certificativi, per cui ha respinto l'istanza.

Il provvedimento negativo è stato impugnato ma il Tar Emilia Romagna ha respinto il ricorso. È stato quindi proposto appello al Consiglio di Stato, che con apposita ordinanza aveva già respinto la domanda cautelare, lamentando che il Dm Salute del 4 giugno 2015 richiede di essere in servizio presso le reti dedicate alle cure palliative senza precisare se il professionista debba prestare il servizio in autonomia e con assunzione di responsabilità diretta. Viene inoltre contestata l'affermazione secondo cui non si è trattato dell'esercizio di un'attività professionale ma di mero corso formativo.


Le norme
La terza sezione rigetta le tesi della ricorrente e respinge l'appello, ricordando che la legge 38/2010 garantisce ai pazienti l'accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore, inserendole nei livelli essenziali di assistenza sanitaria allo scopo di tutelare nel modo più profondo il valore della persona umana. Le figure professionali sono individuate da un accordo Stato-Regioni, che altresì individua i contenuti dei percorsi formativi obbligatori e i periodi di tirocinio obbligatorio.

Ricorda poi che con vari decreti del 2012 sono stati istituiti master universitari di alta formazione e qualificazione e che la legge 147/2013 ha sanato la posizione di quanti già lavoravano nelle reti per le cure palliative e che, proprio mediante tale attività lavorativa, avessero già di fatto dimostrato di avere raggiunto un livello di formazione professionale equivalente a quello universitario richiesto dalla legge.


L'esperienza professionale
L'accordo Stato-Regioni è stato approvato il 10 luglio 2014 e ha elencato in via transitoria le specializzazioni mediche il cui conseguimento rappresenta titolo di idoneità alla prestazione delle cure palliative in strutture mediche pubbliche o private accreditate. È quindi arrivato il Dm del 4 giugno 2015, in base al quale il medico deve aver svolto attività nel campo delle cure palliative per almeno tre anni, anche non continuativi, attestati dal direttore sanitario della struttura.

Se di esperienza professionale certificata si tratta, afferma la terza sezione, l'attività non può essere quella del tirocinante che, «per quanto sia finalizzata allo svolgimento dell'attività medica, non costituisce essa stessa, all'evidenza, requisito esperienziale». L'attività di tirocinio formativo è, infatti, finalizzata all'acquisizione delle competenze necessarie a svolgere l'attività di medico palliativista in piena autonomia e responsabilità, ma non può essere considerata attività di medico palliativista essa stessa, con conseguente sua computabilità nel triennio, posto che l'attività costituente il nucleo dell'esperienza maturata nel triennio presuppone l'acquisizione delle competenze, durante il tirocinio, e non può ricomprendere, dunque, il tirocinio stesso finalizzato all'acquisizione di tali competenze.

Le responsabilità
A detta del Consiglio di Stato non possono nemmeno essere prese in considerazione le responsabilità civili o penali assunte dal medico tirocinante nella esecuzione delle prestazioni a lui delegate dalla struttura sanitaria o dal tutor, posto che le norme sono sufficientemente chiare nell'escludere che l'attività del tirocinio possa già costituire esercizio della professione e, dunque, maturazione di una esperienza computabile.

Detta esperienza, concludono i giudici di Palazzo Spada, non implica solo una assunzione diretta di responsabilità e autonomia del professionista, ma anche l'acquisizione di quelle competenze che appunto il tirocinio formativo garantisce per il palliativista, non potendo quindi esso stesso, sul piano logico prima che cronologico, essere ricompreso nel triennio.


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