Pianeta atenei

Boom di contratti stabili per ingegneri meccanici

di Eu.B.

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Una formazione solida acquisita già nelle aule universitarie. È quella degli ingegneri meccanici. Con effetti che si riflettono sulla loro “florida” condizione occupazionale (per gran parte nel privato e a tempo indeterminato) e sui livelli retributivi più alti degli altri laureati magistrali a cinque anni dal titolo. A dirlo è un focus ad hoc del consorzio AlmaLaurea .

Il primo dato evidenziato è che si tratta di una professione a prevalenza maschile (87,9% contro il 41,9% di media), svolta da chi ottiene il titolo a 26,5 anni (è di 27,5 per gli altri). Con una quota dell’ 80,1% che ha terminato gli studi al più entro un anno fuori corso rispetto al 77,0% complessivo.

Passando ai profili lavorativi appena il 4,2% degli ingegneri meccanici è impegnato in attività autonome a fronte di un 86,8% di assunti con un contratto alle dipendenze a tempo indeterminato (contro il 50,3% totale). Il 96,2% lavora nel settore privato (è il 72,5% per la media). Pochi (il 7,4%) i contratti non standard e quasi inesistenti (0,8%) i part-time. Più elevata della media è anche la retribuzione mensile: 1.828 euro netti anziché 1.415 euro del totale. Un accenno infine alle competenze acquisite all’università: il 58,4% degli occupati dichiara di utilizzare in misura elevata, nel proprio lavoro contro il 48,8% generale.


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