Studenti e ricercatori

I ricercatori Adi: dopo le nostre proteste arriva interrogazione su testo unico

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Le proteste dei ricercatori dell’Adi contro l’esclusione dai lavori per il testo unico per le università sortiscono i primi risultati. L’associazione di dottori e dottorandi di ricerca fa infatti sapere che «grazie anche alle nostre denunce su Scuola24 e alla nostra campagna #OpenTestoUnico, alcuni senatori del Parlamento italiano hanno depositato lo scorso 26 febbraio un'interrogazione parlamentare in cui chiedono al ministro dell'Istruzione Marco Bussetti di fare finalmente chiarezza sul Testo Unico Università e sulla Commissione incaricata di stilarlo».

«Fare chiarezza»
Il nodo della questione, ricordano i ricercatori, sta nel fatto che il ministro dell’Istruzione «ha nominato - con criteri ad oggi sconosciuti - una Commissione di soli rettori, professori ordinari, direttori generali, dirigenti del ministero e tecnici esterni incaricati di stilare un Testo Unico sull'Università e la Ricerca». Fonti del ministero dichiarano che la Commissione «avrebbe il solo scopo di raccogliere tutte le norme riguardanti l'universita», continuano i dottori di ricerca dell’Adi, ma «ad oggi, nè il ministro né il Miur hanno dato notizia dell'iniziativa, il decreto di nomina (Dm 760/2018) non risulta disponibile sul sito e nessuno degli organi istituzionali come il Cun e il Cnsu ne è stato ufficialmente informato».
Sono le stesse constatazioni che «aprono l'interrogazione parlamentare degli on. Verducci, Iori, Malpezzi, Rampi, D'Arienzo, Giacobbe e Messina che, infatti - spiegano ancora dall’Adi - chiedono che il ministro chiarisca definitivamente l'esistenza del citato decreto e quali sono i criteri adottati per la nomina dei componenti della Commissione». I ricercatori sottolineano poi come «i parlamentari fanno notare che - dato che l'istruzione è materia di rilevanza costituzionale - l'attività di codificazione spetta principalmente al Parlamento e quindi che l'istituzione della Commissione rischia anche di pregiudicarne le prerogative».
Gli studiosi dell’Adi ribadiscono infine la necessità di portare la discussione «negli unici luoghi legittimati a rappresentare il mondo dell'università, ovvero Cun e Cnsu» e si dichiarano «disponibili al confronto, per avviare un processo di riforma democratico e di cambiamento reale del sistema universitario».


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