Studenti e ricercatori

Ranking Qs: Sapienza, Polimi e Bocconi tra le università top al mondo

di Alessia Tripodi

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Sapienza di Roma prima al mondo per gli Studi classici e la Storia antica, Bocconi ottava per Business e Management, Politecnico di Milano l’unica università che si piazza tra le migliori 10 in ben tre discipline. Sono 41 le università italiane che rientrano nel nuovo Qs World University Rankings per discipline e facoltà , la classifica che “misura” reputazione accademica e del mercato del lavoro, citazioni per pubblicazione e produttività della ricerca di oltre 1.200 università in 28 paesi. Scoprendo quali sono le università migliori al mondo in 48 discipline e 5 aree di studi.

Italiane al top
Le università italiane, dice Qs, compaiono in 44 delle 48 discipline coperte dal ranking 2019 (92%). L’Italia è al quarto posto in Europa (dopo Regno Unito, Germania, Francia) e al 7mo posto nel mondo per numero totale di università incluse nella classifica 2019. Oltre alle eccellenti performance della Sapienza di Roma, del Politecnico di Milano e della Bocconi (con quest’ultima che nel ranking per Business e Management guadagna due posizioni rispetto allo scorso anno e sale di undici posizioni anche in Finanza), c’è anche quella del Politecnico di Torino, che entra per la prima volta nella classifica di Ingegneria Mineraria, posizionandosi al 24esimo posto. Tra gli altri debutti eccellenti c’è quello dell’università di Bologna in Odontoiatria (44esimo posto) dell’università di Pisa in Scienze Bibliotecarie (50esimo posto). La Sapienza, l’università di Bologna e quella di Padova sono le tra più rappresentate in classifica, mentre le città italiane che vantano più sedi accademiche classificate sono Milano (con 7 atenei), Roma (4) e Pisa (3). In totale, sottolinea Qs, le università italiane occupano 521 posizioni nella classifica. Rispetto alla scorsa edizione, 192 posizioni sono invariate, 166 sono migliorate, 85 sono peggiorate, e 78 sono new entry.

«Accademia italiana eccellente, ma resta alta la fuga dei cervelli»
«Questa edizione della classifica rivela una fotografia positiva per l'eccellenza accademica Italiana, iIl trend è degno di nota, specialmente se consideriamo la feroce competitività globale» commenta Ben Sowter, Responsabile Ricerca e Analisi di Qs. Che però avverte: «Questo risultato incoraggiante, deve peró tenere conto di una sfida, quella della fuga di cervelli», rispetto alla quale «l’Ocse segnala come l’Italia sia tornata ai primi posti nel mondo per emigrati, per la precisione all' ottavo, e si stima che un terzo siano giovani laureati». «Sebbene l’Italia spenda quasi un punto percentuale in meno (4% del Pil) rispetto alla media Europea (4.9% del Pil) per l'istruzione - continua Sowter - il paese investe mediamente 164 mila euro per formare un laureato e 228 mila euro per un dottore di ricerca, ma si questo investimento, beneficiano sempre più altri paesi». Dunque, secondo il responsabile ricerca Qs «i laureati italiani sono tenuti in alta considerazione dai recruiter internazionali e la loro propensione ad assumerli é elevata, e questo dimostra che la preparazione dei laureati italiani è competitiva. Il mio augurio é che il vostro paese preservi il ritorno sull’ investimento di risorse e talento, offrendo alle attuali e alle prossime generazioni di studenti le opportunità che meritano, affinché emigrare sia una scelta elettiva e non una necessità».


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