Studenti e ricercatori

Io ricercatore di tipo b e il paradosso degli stipendi diversi tra i colleghi dello stesso ateneo

di Ignazio Barbagallo*

S
2
4Contenuto esclusivo S24

Sono un ricercatore di tipo b dell’università degli studi di Catania, con questa lettera ho il piacere di rispondere e volgere alcune precisazioni rispetto all'articolo da voi pubblicato dal titolo «Il Miur scrive ai rettori: pagate il dovuto ai ricercatori di tipo b ». Articolo in cui commentate la direttiva del capo dipartimento del Miur, Giuseppe Valditara, dove ricorda agli atenei l'obbligo di riconoscere ai ricercatori di tipo b «a valere sui Piani straordinari ministeriali» il trattamento economico lordo «pari al 120% del trattamento iniziale spettante al ricercatore confermato a tempo pieno».

In particolare volevo comunicare qualche notizia in merito alla paradossale situazione che pesa sui Rtdb dell'intero panorama nazionale. Di fatto, i piani di reclutamento straordinari di ricercatori, approvati con le leggi di bilancio del 2016 e del 2018, predisponevano un aumento stipendiale del 20% da corrispondere ai ricercatori di tipo b assunti. Tale aumento però, a causa di una discrepanza con la legge 240/2010, ha provocato una disparità economica di trattamento tra ricercatori di tipo b, sia all'interno di un singolo ateneo sia tra atenei diversi. Infatti, la legge 240/2010 pone gli atenei nella possibilità di incrementare fino al 30% il trattamento economico dei ricercatori Rtdb rispetto al trattamento iniziale spettante al ricercatore confermato mentre i Piani di reclutamento straordinario dei ricercatori Rtdb hanno disposto “per norma” un incremento stipendiale pari al 20%.

In questo quadro normativo, le università italiane si trovano divise in università che hanno corrisposto l'aumento a tutti gli Rtdb e università che hanno corrisposto l'aumento del 20% solo agli Rtdb assunti su piano straordinario, provocando una discriminazione economica tra Rtdb sia tra atenei diversi che all'interno dello stesso ateneo. Ci si ritrova quindi nella paradossale situazione in cui vi sono atenei e Dipartimenti in cui esistono ricercatori di tipo B che, pur avendo carichi didattici maggiori e con un precariato storico alle spalle, ricevono uno stipendio inferiore ai colleghi della scrivania accanto, magari più giovani, con meno carico didattico, meno esperienza, ma “economicamente privilegiati” perché reclutati su piano di reclutamento straordinario. Sarebbe stato più opportuno ed equo che l'aumento stipendiale dei ricercatori Rtdb su piano straordinario avesse comportato anche l'incremento stipendiale per tutti gli altri ricercatori Rtdb, al fine di non creare un'ingiusta differenza di trattamento economico all'interno della medesima figura professionale.

Il Miur dovrebbe cercare di porre rimedio a questa inspiegabile e paradossale differenza di trattamento economico tra ricercatori, equiparando attraverso finanziamento il trattamento di tutti i Rtdb e riconoscendo anche i dovuti arretrati, evitando così la perdita di contributi pensionistici nelle future ricostruzioni di carriera di chi non è stato privilegiato dall'aumento del 20%. Inoltre, il ministero in caso di mancanza di disponibilità economica, dovrebbe consentire a tutti gli atenei di scorporare il totale dell'incremento stipendiale riconosciuto, e da riconoscere agli Rtdb, dall' “indicatore spese personale di ateneo IP” (Dlgs 49/2012). Infatti, un adeguamento stipendiale degli Rtdb con il riconoscimento dei dovuti arretrati, farebbe superare la soglia del 80% del predetto indicatore di molti atenei, compromettendo l'assegnazione del numero dei punti organico. Per questo motivo i rettori “volenterosi” non riescono a concedere gli aumenti anche se in possesso della disponibilità finanziaria.

* Ricercatore di tipo b dell’università degli studi di Catania


© RIPRODUZIONE RISERVATA