Studenti e ricercatori

Lezioni a settembre su 3 materie ed esami per l’accesso: così Ferrara prova a dribblare il numero chiuso

di Maria Piera Ceci

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«La mia proposta si prefigge di superare le criticità legate all'ammissione con test a quiz con risposte multiple e scorrimento nazionale», spiega il rettore dell'università di Ferrara, Giorgio Zauli. «L'idea è quella di iscrivere a sportello un certo numero di studenti, che abbiamo ipotizzato fino a un massimo di 600, capienza massima per una realtà come Ferrara. I preimmatricolati inizierebbero gli studi in anticipo, a inizio settembre, con lezioni su tre materie curricolari (fisica medica, biologia e istologia-anatomia). Le lezioni terminerebbero il 22 di novembre e poi si svolgerebbero gli esami, in forma scritta, per rendere più omogeneo il giudizio, con due appelli, uno a dicembre e uno a gennaio. Passerebbero il test di ammissione coloro che hanno superato tutti e tre gli esami con una media del 27. Se uno studente è veramente motivato e disposto a studiare parecchio, il fatto di poter accedere a Medicina non dipenderebbe più dall'alea dei quiz, ma esclusivamente dalle sue motivazioni».


Qualcosa di simile al modello francese, ma - il rettore ne è convinto - con maggiori vantaggi per gli studenti.
«Il modello francese prevede un anno di apertura a tutti con uno sbarramento numerico molto importante alla fine del primo anno. A Nizza lo scorso anno erano più di duemila aspiranti per 160 posti alla fine del primo anno. Noi non immaginiamo una gara fra studenti, ma un percorso in cui la gara la fai su te stesso, perché, se sei in grado di superare la soglia di sbarramento della media del 27, vai avanti comunque. Per questo pensiamo che la nostra proposta sia più valida di quella francese. Inoltre anticipando la selezione alla fine del primo semestre al 31 gennaio, i ragazzi che non dovessero riuscire ad entrare non perderebbero l'anno accademico perché potrebbero iscriversi ad altri corsi. E se si iscrivessero a corsi scientifici, gli verrebbero riconosciuti i crediti acquisiti».


Cosa non va dell'attuale sistema dei test d'ingresso?
«Non condivido il fatto che i quiz restano aleatori, non testano in maniera puntuale la predisposizione degli studenti al percorso medico. Il problema è stato aggravato dalla graduatoria a scorrimento nazionale, perché attualmente immatricoliamo dei ragazzi alla fine del semestre o addirittura alla fine del primo anno, per cui ci sono ragazzi che perdono fino a un anno, in attesa dello scorrimento delle graduatorie. Questo sfavorisce inoltre gli studenti meno abbienti, che scelgono le sedi più vicine alla residenza e perdono così delle opportunità. Capisco la logica dello scorrimento delle graduatorie nazionali, ma il risultato è aberrante, rischiamo di non selezionare gli studenti migliori e in più è iniquo. Poi c'è il paradosso che attualmente, con gli indicatori dell'Anvur, sono penalizzati i corsi di laurea che perdono studenti. Quindi non li selezioniamo in maniera ottimale e poi siamo costretti a portarli avanti per non essere penalizzati dagli indicatori ministeriali, con una ricaduta anche economica. Ritengo che il metodo che ho proposto consenta di selezionare meglio gli studenti, senza regalare nulla a chi deciderà di provare la sperimentazione. E' infatti un metodo di selezione su materie curricolari: testi per tre mesi, studi moltissimo e poi, se sei motivato, è giusto che tu vada avanti».


Come è stata accolta la proposta all'Università di Ferrara?
«La proposta è stata accolta favorevolmente dal corpo accademico di Ferrara e anche dalle liste degli studenti (con un'unica astensione). Abbiamo già sperimentato in passato la gestione di grandi numeri con Biologia e biotecnologie. E proprio questa è stata una delle spinte per tentare la sperimentazione. Questi studenti in realtà avrebbero voluto iscriversi a Medicina, il loro era un modo per prepararsi ai quiz di Medicina. E noi facciamo perdere a questi studenti un anno o due nella speranza che possano entrare. Così invece in un semestre corto sai se passi o meno».


Il mondo accademico è diviso sul tema dei test d'ingresso.
«Capisco le ragioni dei colleghi rettori che lamentano carenze nelle infrastrutture. Noi abbiamo gestito grandi numeri e abbiamo cambiato approccio, passando alle modalità d'esame per iscritto per gestire i grandi numeri. A questo punto siamo pronti e mettiamo a disposizione di tutti la possibilità di sperimentare. Abbiamo immaginato infatti un decreto che consente la sperimentazione ma per tutte le università che volessero aderirvi. Chi vuole farlo può attivarsi già quest'anno, altrimenti può aspettare l'anno prossimo.
Siamo atenei accreditati dall'Anvur, non si vede perché non saremmo legittimati a selezionare noi gli studenti. Ritengo che l'università debba riappropriarsi del suo ruolo, che è quello di selezionare la futura classe medica, sulla base dei curricula, non sulla base dei quiz. Io per esempio ho fatto il liceo classico, mi sono laureato in sei anni con 110 e lode e non sarei mai entrato con questo sistema, basato su chimica, biologia, matematica, fisica. Ritengo che aver studiato filosofia e storia, latino e greco sia stato importante per la mia formazione di futuro medico e ricercatore. Il sistema attuale invece penalizza per chi ha studiato al classico».


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