Pianeta atenei

Atenei, 50mila professori in cerca di una cattedra

di Eugenio Bruno

Delle famiglie colpite dal crollo del ponte Morandi, che rischiano di non vedersi prorogati gli sgravi fiscali, si è detto. E anche degli agricoltori che confidavano negli aiuti anti-Xylella o delle società di Tlc che speravano di essere esentate dalla web tax. Ma c’è un’altra categoria che ha seguito con il fiato sospeso il travagliato iter del decreto semplificazioni al Senato e che è rimasta un po’ oscurata dalla cronaca. Sono i 50mila, o giù di lì, prof universitari abilitati che sono ancora in attesa di una cattedra. E che confidavano nell’allungamento, da sei a nove anni, della durata per l’abilitazione scientifica nazionale (Asn), per scongiurare il pericolo di vederla scadere senza aver avuto neanche la chance di accedere al posto di ordinario o associato.

Alla fine l’emendamento che prorogava di tre anni (con effetto retroattivo) gli effetti dell’abilitazione non ha superato il vaglio di “proponibilità” dell’Aula, a cui sono state sottoposte le circa 90 proposte di modifica approvate in commissione dopo le perplessità del Quirinale sul provvedimento “omnibus” che stava venendo fuori da Palazzo Madama. E, dunque, la sorte dei 50mila abilitati in lista d’attesa rimane tuttora appesa a un filo. Con un grado di urgenza che cambia a seconda dell’anno in cui l’abilitazione è stata conseguita.

La platea

Che il tema esista lo confermano i numeri pubblicati qui accanto e su cui torneremo a breve. Prima giova ricordare che, in base alla legge Gelmini 240/2010, per diventare prof universitario bisogna innanzitutto abilitarsi a uno dei settori concorsuali previsti, dimostrando di avere i requisiti per svolgere le funzioni di professore di prima e di seconda fascia. Vale a dire di ordinario o di associato. E solo dopo si può accedere ai concorsi locali banditi dai singoli atenei. Dal 2014 l’abilitazione ha visto salire la sua durata da quattro a sei anni. Diventando contestualmente “a sportello”. In pratica, resta aperta tutto l’anno, con determinate scadenze per la presentazione delle domande. L’ultimo bando risale al decreto direttoriale 2176/2018 e prevede che la richieste possano essere presentate dal 10 settembre 2018 al 14 maggio 2020 con cadenze quadrimestrali.

L’emendamento “cassato”, come detto, portava a nove anni il suo periodo validità. Sia per il futuro sia per il passato. La modifica avrebbe consentito ai 15mila aspiranti prof che hanno ottenuto l’abilitazione nel 2012 e non sono stati assunti di non vederla scadere a fine 2018. Stesso discorso per gli oltre 4mila abilitati ancora senza cattedra che arriverebbero a scadenza quest’anno. Per arrivare ai 50mila citati bisogna aggiungere al conto i 31mila casi di abilitazione rimasta nel cassetto che si sono registrati nel periodo 2016-2018. Se la sua trasformazione “a sportello” ha aumentato i flussi in ingresso, con 32.866 abilitati totali, quelli in uscita non sono cambiati. Tant’è che gli assunti sono stati appena 1.780. Fermo restando che i numeri si riferiscono alle abilitazioni ottenute e non alle teste perché la stessa persona potrebbe averne portata a casa più di una.

La possibile via d’uscita

Il tema resta sul tavolo. Il Miur punta a riproporre la misura nel primo veicolo parlamentare utile. Che non può essere lo stesso Dl semplificazioni che è all’esame della Camera e va convertito entro il 15 febbraio. Un’alternativa può essere il decretone pensioni/reddito di cittadinanza. Ma appare più praticabile la strada di un disegno di legge parlamentare “semplificazioni-bis” da depositare nelle prossime settimane. Anche perché - complice lo stop ai concorsi universitari disposto dalla manovra fino al 1° dicembre e alla luce del trend dei posti da associato e ordinario degli ultimi 7 anni - quest’anno al massimo si riuscirà a distribuire i 2mila posti collegati ai 2.038 punti organico del 2018 sbloccati a fine dicembre dal ministro Marco Bussetti. Una boccata d’ossigeno per gli atenei a corto di personale. Insufficiente però a soddisfare la domanda potenziale di cattedre appena descritta.


© RIPRODUZIONE RISERVATA