Studenti e ricercatori

Regole più semplici per i dottorati industriali

di Eugenio Bruno

Roma

Incrementare i dottorati innovativi, intersettoriali, interdisciplinari. E, soprattutto, quelli industriali. Valorizzando anche, ove possibile, l’esperienza del piano “Industry 4.0” e delle sue diramazioni in ambito universitario. È uno degli obiettivi principali delle nuove linee guida per l’accredimento dei corsi di dottorato, che il ministero dell’Istruzione ha messo a punto e che Il Sole 24 ore è in grado di anticipare.

Il mezzo per arrivarci è una semplificazione in più punti dell’intera procedura. Che in prima battuta riguarderà le università e le altre istituzioni di alta formazione e ricerca. Ma, a cascata, interesserà anche le aziende. Specie quelle più attente a investire in R&S. Nella speranza di far decollare anche da noi una figura fin qui poco utilizzata: il dottore di ricerca industriale. Un report di qualche mese fa dal report dell’Osservatorio Università-Imprese della Fondazione Crui aveva censito - su un bacino di 915 dottorati totali - 41 corsi «industriali» e altri 78 in cui erano presenti curriculum organizzati in collaborazione con le imprese.

Numeri che potrebbero ora aumentare. Il primo elemento di snellimento in questa direzione - voluto dal capo dipartimento Università del Miur, Giuseppe Valditara, e fatto proprio dal ministro Marco Bussetti - riguarderà il collegio dei docenti necessari per un corso di dottorato. Per farne parte basteranno due requisiti: aver pubblicato almeno tre prodotti scientifici su fonti qualificate e aver superato gli indicatori per l’abilitazione scientifica nazionale per i prof associati. A fronte dei tre previsti in precedenza, due dei quali calcolati secondo gli algoritmi applicati dall’Agenzia di valutazione Anvur.

Le regole “light” si applicheranno anche ai coordinatori dei corsi. Che potranno limitarsi a dimostrare di aver coordinato di percorsi di ricerca o progetti nazionali o internazionali e la direzione di riviste scientifiche o comitati editoriali.

E se l’effetto di questi nuovi criteri sulla diffusione dei dottorati più innovativi al momento appare indiretto in un altro paio di modifiche messe a punto a viale Trastevere sembra invece più diretto. Si pensi ai requisiti per istituire un corso insieme a un’università o un ente straniero. Basterà, ad esempio, che il partner accademico offra già corsi di dottorato nei medesimi settori disciplinari accreditati dalla propria agenzia nazionale.

Al tempo stesso per i dottorati in collaborazione con le imprese sarà sufficiente la partecipazione con esito positivo a progetti di ricerca nazionali e internazionali oppure la presenza di sezioni aziendali dedicate alle attività di ricerca e sviluppo. Senza alcun riferimento ai risultati conseguiti in termini di brevetti che nelle vecchie linee guida era contemplato in abbinata o in alternativa con la sezione specializzata in R&S.


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