Pianeta atenei

Le telematiche «incassano» lo sconto su prof e studenti

Super-lavoro in vista per i docenti degli atenei telematici. Grazie ai nuovi parametri sull’accreditamento dei corsi di studio - che sono stati fissati da un decreto del Miur emanato a inizio gennaio e che varranno a partire dal prossimo anno accademico - un prof di ingegneria civile potrebbe sostenere fino a 700 esami di profitto in un anno. Mentre un suo collega dell’area economico-sociale, arriverebbe addirittura a 980. Il Dm del Miur, infatti, da un lato fissa un numero inferiore di docenti per l’istituzione di un insegnamento a distanza anziché in presenza; dall’altro, triplica le numerosità massime degli studenti che seguono in modalità e-learning anziché nelle aule.

Ma per capire la portata delle novità occorre fare un passo indietro di oltre 15 anni. Alla finanziaria del 2003 che ha avviato in Italia l’era delle università telematiche e al decreto Moratti-Stanca che ne ha definito i contorni. Dopodiché, fino al 2013 si sono avuti solo mini-interventi e la sistemazione definitiva è arrivata solo con il Dm 987/2016. In maniera ambivalente però. Pur introducendo i “paletti” sul rapporto professori/studenti e sui docenti a contratto quello stesso provvedimento ne ha rimandato l’applicazione al 2019. Tutto ciò mentre gli atenei a distanza, negli ultimi 10 anni, hanno visto crescere gli iscritti da 20mila a 82mila e i laureati da 2mila a 13mila.

In questo scenario si inserisce il decreto 6/2019 del Miur che fissa i nuovi criteri per «autovalutazione, valutazione, accreditamento iniziale e periodico delle sedi e dei corsi di studio» e, contemporaneamente, stabilisce una serie di vincoli ad hoc per le telematiche. Seppure più soft rispetto agli atenei “tradizionali”. Per un corso di laurea in presenza serviranno 9 prof, di cui 5 a tempo indeterminato laddove per quelli a distanza ci si potrà fermare a 7, di cui 3 “fissi” più 2 tutor. Ricalcando così la scelta compiuta, e poi congelata, nel 2016. Al tempo stesso viene disposto che la numerosità minima degli studenti per ogni corso può essere triplicata per gli insegnamenti erogati in tutto o in parte a distanza.

Gli effetti sui carichi di lavoro potrebbero essere quelli descritti all’inizio, come evidenziato anche dall’Agenzia di valutazione dell’università e della ricerca. Nel suo parere di dicembre l’Anvur chiedeva al ministero di «prestare attenzione» sul punto. E magari di limitarsi al «raddoppio delle numerosità massime degli studenti», triplicandole solo «per i corsi di laurea scientifico-tecnologici, sotto-area B1, che hanno una numerosità massima inferiore alle altre». Un giudizio che il presidente Paolo Miccoli spiega così al Sole 24 ore del Lunedì: «Il Dm opportunamente riordina i processi di accreditamento dei corsi universitari. E come tale è stato accolto con favore dall’Anvur cui si conferma il ruolo centrale in tali processi. Quanto alle università telematiche - aggiunge - vedono riconosciute le loro peculiarità anche se Anvur ha evidenziato potenziali criticità nell’espletamento degli esami per il sensibile incremento delle numerosità minime di studenti». Ma evidentemente a viale Trastevere hanno seguito un ragionamento diverso. E cioè che non avendo problemi di spazi e di strutture, visto che solo gli esami devono avvenire de visu, era sostenibile anche un numero triplo di studenti per ogni prof.


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