Pianeta atenei

Pisa contro Napoli: niente sede al Sud. Si dimette il direttore della Normale

di Silvia Pieraccini

Si è arreso dopo un mese di bufera accademica e politica: il direttore della Scuola Normale di Pisa, una delle più antiche e prestigiose istituzioni universitarie per scienziati e umanisti, si è dimesso ieri, poco prima della riunione del Senato accademico che era pronto a sfiduciarlo col voto di docenti, ricercatori, assegnisti, allievi e personale tecnico-amministrativo.

«Considerato il forte dissenso interno che si è sviluppato su questo e altri elementi chiave del mio programma di mandato appare evidente che le mie dimissioni da direttore siano inevitabili» ha scritto Barone. A nulla è servita la lettera del ministro dell’Istruzione, Marco Bussetti, che il 4 gennaio gli aveva chiesto di rimanere per portare avanti il progetto di creazione di una Scuola superioreal Sud. In realtà è stato proprio quel progetto, che Barone inseguiva da anni, a “bruciarlo”, facendo tramontare lo sviluppo di una rete italiana di Scuole universitarie d’eccellenza.

La bufera è cominciata un mese fa, con l’inserimento nella manovra di bilancio in discussione alla Camera di un emendamento che prevedeva la nascita, dal prossimo anno accademico, di una sede distaccata della Normale di Pisa a Napoli, battezzata Scuola Normale superiore Meridionale. L’operazione, finanziata dal Governo con quasi 50 milioni (8,2 milioni per il 2019, 21,2 per il 2020 e 18,9 per il 2021) per tre anni, sarebbe stata realizzata in partnership con l’Università Federico II che avrebbe messo a disposizione gli spazi.

Nelle intenzioni di Barone, la Normale del Sud avrebbe dovuto rappresentare un tassello di un nascente network di Scuole universitarie italiane d’eccellenza (già oggi esiste la Sant’Anna di Pisa, oltre a Imt Lucca, Iuss Pavia e Sissa Trieste che hanno solo corsi di dottorato), destinato a diffondere sul territorio l’offerta di alta formazione. Ma a Pisa l’iniziativa ha sollevato feroci critiche. Innanzitutto all’interno della stessa Normale, dove - sottolineano in un documento congiunto docenti, allievi e personale tecnico-amministrativo - «scelte strategiche importanti fatte dalla Direzione nell’esercizio del mandato non sono state adeguatamente condivise nelle forme e nei contenuti, così violando una lunga tradizione di democrazia e partecipazione».

Le critiche sono arrivate anche dal Comune: il sindaco leghista di Pisa, Michele Conti, ha subito chiesto al Governo giallo-verde di cancellare la Normale meridionale, sostenuto dal deputato del Carroccio Edoardo Ziello: il rischio paventato era quello di perdita di attrattività e di prestigio della Normale di Pisa. Conti e Ziello sono andati anche al ministero dell’Istruzione per esprimere contrarietà al progetto della Normale al Sud, che alla fine - con l’approvazione definitiva della manovra di bilancio - è stata effettivamente cancellata. Sopravvissuta solo la previsione di una Scuola superiore meridionale che sarà “figlia” dell’Università Federico II di Napoli, e non avrà le caratteristiche di autonomia e di multidisciplinarietà previste dalla Normale («Un completo stravolgimento dell’idea iniziale», dice Barone).

Ieri, dopo le dimissioni del direttore, Conti ha commentato: «La mia è stata una battaglia per la città di Pisa, troppo spesso in passato depauperata delle proprie eccellenze». L'accento è posto sul territorio: «La Normale è qui da 208 anni - scrive il sindaco - e rimane a Pisa continuando a portare avanti progetti di apertura e collaborazione con le università e con gli altri istituti di eccellenza».

Il primo cittadino auspica che dopo questa vicenda docenti e studenti della Normale «sappiano ritrovare l’armonia necessaria per continuare a rappresentare quell’eccellenza che caratterizza l'ateneo in tutto il mondo». Ma il progetto sfumato e lo strascico delle polemiche e delle proteste - con gli striscioni appesi alle finestre dei collegi studenteschi e l’hackeraggio del software universitario con le scritte «Barone dimettiti» - non potranno essere dimenticati presto.


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