Studenti e ricercatori

Start-up in vetrina per diventare grandi

di Luca Orlando

«Ora acceleriamo sulle assunzioni, anche perché il contratto appena vinto vale 12 milioni di euro». L’esperienza di Jonata Puglia, fondatore di LeafSpace, non è la regola. Così come non capita a tutte le start-up di incrociare da subito il mercato vero, già concretizzatosi invece per la Pmi lombarda grazie ai suoi servizi di comunicazione per microsatelliti. Eppure, ascoltando le presentazioni degli imprenditori che si alternano sul palco di Borsa italiana, rigorosamente contenute in cinque minuti, si ha la sensazione di un movimento in atto, di un percorso di innovazione e crescita non più relegabile a fatto episodico, a momento isolato. Risultato raggiunto grazie all’alleanza strategica tra Università Bocconi e Politecnico di Milano, capaci di avviare un percorso comune per sostenere l’imprenditorialità innovativa.

Un primo effetto concreto della partnership è l’incontro di ieri in Borsa italiana (BeReady2Fly), in cui 20 start-up selezionate dai due atenei si sono presentate a potenziali investitori, prima in sessione plenaria poi in incontri one-to one. Start-up già arrivate già oltre la soglia della mera idea, capaci di fatturare o di raccogliere fondi per almeno mezzo milione, e che dimostrano in concreto come sia possibile scaricare a terra il know-how acquisito nel proprio percorso formativo.

Esperienze realizzate negli ambiti più diversi: dall’irrigazione hi-tech alla sensoristica chirurgica; dalle macchine utensili portatili alle piattaforme di sconto “fai da te” tra cliente e fornitore; dalla customizzazione dell’e-commerce alle ispezioni a raggi x per processi produttivi; dagli integratori alimentari agli algoritmi matematici in grado di migliorare (pare surreale ma è accaduto davvero) la battuta al salto di Paola Egonu. Start-up che ora provano a crescere sviluppando il business, il momento forse più delicato del proprio percorso.

«In Italia - spiega il ceo di Borsa italiana Raffaele Jerusalmi - i soldi per partire, trattandosi di risorse limitate, in genere si trovano. Ma quando si arriva al “dunque”, al terzo o quarto round di finanziamento, allora si fa molta fatica: gli investitori con queste attitudini e competenze quasi non ci sono». L’iniziativa Bocconi-Politecnico prova a colmare il gap, selezionando, accompagnando e valorizzando le esperienze migliori e tentando di rimuovere alcuni degli ostacoli sulla strada dei neo-imprenditori.

«La nostra alleanza - spiega l’ad dell’Università Bocconi Gianmario Verona - ha anche lo scopo di superare questa sorta di “fuoco amico”, le difficoltà che le imprese incontrano come conseguenza di un sistema che non sostiene a sufficienza l’innovazione. Pensi che in passato le nostre due comunità quasi non si parlavano. Ma questa è un’alleanza che funziona, perché mette insieme competenze e risorse del tutto complementari».

«Volevamo arrivare esattamente qui - aggiunge il rettore del Politecnico di Milano Ferruccio Resta - uscendo dalle aule e dai laboratori per portare le imprese nel cuore della finanza di Milano. Questa partnership è virtuosa perché non si ferma a misurare il “ritorno” per le singole strutture ma guarda all’impatto sociale. Con l’obiettivo di rendere Milano una delle capitali mondiali dell’innovazione. E di formare, come vediamo qui sul palco della Borsa, il capitale umano che cambierà il nostro paese.


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