Studenti e ricercatori

L’Ue stanzia 256 milioni per progetti di ricerca basati sullo sviluppo sostenibile

di Roberto Nicchi

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Lo sviluppo scientifico ed industriale ormai non può prescindere dall'affrontare il delicato tema dell'impatto ambientale. Innovazione e sostenibilità sono da anni un binomio insolubile anche nei progetti finanziati dal Consiglio europeo per la ricerca (Erc) per mezzo del programma quadro Horizon-2020. Un esempio dell'impegno europeo in tal senso arriva dall'apertura di ben 11 topic legati alla call «Greening the economy (H2020-SC5-2018-2019-2020)». Sono infatti 256 i milioni messi a disposizione, a partire dallo scorso 14 novembre, al fine di ottimizzare i risultati derivati dall'applicazione dei principi dell'economia circolare e raggiungere gli obiettivi prefissati per lo sviluppo sostenibile (Sdgs).

Tra le principali tematiche di studio troviamo la preservazione delle risorse idriche, delle materie prime e lo sviluppo di città sostenibili. La deadline per la presentazione delle richieste di partecipazione è quella del 19 febbraio 2019, al quale si aggiunge la data del 4 settembre 2019 per le azioni a doppio step.


Inquinamento e risorse idriche, stanziati oltre 76 milioni
Il principio dell'economia circolare si basa sull'implementazione di soluzioni ecosostenibili in grado di sfruttare al massimo le potenzialità delle singole materie prime in ogni fase di un processo industriale. Ad esempio tentando di ridurre al minimo la produzione di rifiuti che vengono successivamente rilasciati sotto forma di acque reflue ad alto potenziale patogeno. I ricercatori che vorranno affrontare tale tematica dovranno presentare progetti in grado di far dialogare tra loro tutte le risorse idriche disponibili.

Lo sfruttamento di qualsiasi tipo di giacimento acquifero (acque superficiali, sotterranee, reflue e di processo) dovrà essere gestito in modo da evitarne l'inquinamento e un impoverimento smodato. Il tutto allo scopo di aumentare la resilienza ai cambiamenti climatici, gestire i rischi sanitari e garantire il recupero di sostanze riutilizzabili attraverso il trattamento delle acque di scarico. Inoltre potranno essere presentate proposte in regime di «cofund» per l'identificazione di piani strategici di ricerca e innovazione (Sria) o di programmazione congiunta (Ipr) sull'acqua. Specialmente su tematiche quali la resistenza microbica, mari puliti e sistemi idrici sicuri per i cittadini.


Budget di 83 milioni per ottimizzare l'utilizzo delle materie prime
Ogni potenza economica è fortemente legata alle materie prime presenti sul proprio territorio. Riuscire ad utilizzarle in maniera intelligente e sostenibile risulta quindi essenziale per la crescita e la competitività dell'Ue. Tanti i possibili ambiti di studio a disposizione come l'esplorazione e l'estrazione sostenibile, la trasformazione e il riciclaggio. I progetti potranno prevedere l'interessamento di soggetti legati sia al mondo scientifico che industriale fino al coinvolgimento degli utenti finali, delle autorità pubbliche e della società civile.

Dovranno essere presentate azioni pilota in grado di dimostrare il raggiungimento di risultati nel breve e nel medio termine. Per esempio attraverso la produzione sostenibile di materie prime primarie e secondarie, in particolare di metalli scarsamente tecnologici.
94 milioni per sviluppare «città innovative» e reinventare il patrimonio culturale
Cambiamenti climatici, gestione delle risorse idriche, smaltimento dei rifiuti, salute, coesione sociale ed immigrazione sono tutte problematiche ad alto coefficiente urbano.

Non bisogna però considerare le grandi città esclusivamente in accezione negativa, ma anche come possibili grandi centri di innovazione tecnologica e sociale. Fonte sia di problemi che di soluzioni allo stesso tempo.

I candidati che vorranno mettersi a confronto con questa entità dicotomica dovranno presentare proposte a medio termine per renderle inclusive, resilienti, sostenibili, a basse emissioni di carbonio ed efficienti in termini di risorse. Dove tra le risorse trova ampio spazio anche il patrimonio culturale, visto come materia non rinnovabile e insostituibile sempre più soggetta a nuove sfide apportate dai cambiamenti climatici, dall'incuria, dal degrado e dal sottofinanziamento. Godrà di particolare considerazione la progettazione di servizi innovativi basati sullo sfruttamento dei beni del patrimonio culturale e naturale. Rendendoli di fatto motori per la crescita economica, la creazione di posti di lavoro, la coesione sociale e la sostenibilità ambientale.


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