Studenti e ricercatori

Studenti ancora in piazza: «Per noi non un euro in più, da Di Maio solo promesse»

di Marzio Bartoloni

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Gli studenti tornano oggi in piazza in 70 città. Nel mirino il Governo e la sua legge di bilancio che «non aggiunge un euro in più» per loro. Con Luigi Di Maio sul banco degli imputati, perché anche dopo l’incontro del 26 ottobre scorso voluto dallo stesso vice premier «abbiamo visto solo tagli», avvertono gli studenti. Che nelle proteste avranno il supporto anche dei ricercatori e dei docenti universitari che hanno già scritto al Governo una lettera con la firma di 9mila prof per manifestare tutta la loro delusione. Senza modifiche alla manovra potrebbe arrivare un nuovo sciopero degli esami.

Scorrendo la legge di bilancio all’esame del Parlamento si scopre in effetti che c’è ben poco per l’università. Oltre ai mille ricercatori da assumere (misura che riprende quanto fatto nelle scorse manovre) e 900 contratti di specializzandi per medicina c’è solo la promessa di 100 milioni in più, ma solo dal 2020. Niente invece per le borse di studio degli studenti né per l’innalzamento della no tax area per chi frequenta l’università e ha redditi bassi, nonostante nel contratto di govenro fosse espressamente previsto un intervento. Da qui le proteste degli studenti che già a metà ottobre erano scesi in piazza, bruciando i manichini dei due vice premier Salvini e Di Maio. Quest’ultimo difese le proteste degli studenti anche quelle nei toni più accesi ricordando di essere stato lui stesso rappresentante studentesco per 5 anni. «Soquanto sia importante la pressione politica per ottenere risultati», idesse il leader di M5S che chairì: «Dopo le manifestazioni, confrontiamoci insieme per scrivere una nuova storia».

Ma il faccia del vice premier Di Maio con gli studenti del 26 ottobre al momento sembra non aver sortito effetti. «Dal Ministro Di Maio abbiamo ricevuto solo promesse: sull'Università e sul diritto allo studio nella Legge di Stabilità non c'è un euro in più», avverte Alessio Bottalico, Coordinatore nazionale di Link Coordinamento Universitario. «Siamo stanchi delle promesse, con la retorica non ci paghiamo l'affitto da fuori sede, il costo dei materiali didattici e le ristrutturazioni degli edifici scolastici e universitari che cadono a pezzi», aggiunge Giacomo Cossu, Coordinatore nazionale di Rete della Conoscenza. «Chiediamo che questo Governo metta giù la maschera sui fondi in istruzione. Non è accettabile che si promettano investimenti per fare propaganda e che pochi giorni dopo saltino fuori 29 milioni di euro di tagli: 14 sulla scuola, 15 sull'università», afferma Giammarco Manfreda, Coordinatore Nazionale della Rete degli Studenti Medi. Mentre Enrico Gulluni, Coordinatore Nazionale dell'Unione degli Universitari, sottolinea come il Governo «per mesi ha annunciato l'abolizione del numero chiuso alle Università. Mai un parere degli studenti, mai una proposta concreta, mai unconfronto».

«Vivo disappunto» per la Legge di bilancio per il 2019 presentata dal Governo è stata espressa in una lettera all'Esecutivo anche dal Movimento per la Dignità della Docenza Universitaria, che raccoglie docenti e ricercatori universitari e che nei mesi scorsi aveva proclamato uno sciopero degli esami negli atenei; la missiva, in pochi giorni, ha già ricevuto la sottoscrizione di oltre 9 mila firme. Docenti e ricercatori fanno sapere che «Se nel corso dell'iter parlamentare della Legge non ci sarà un deciso cambiamento di rotta sarà inconfutabile che, ancora una volta, all'Università italiana sono negate le risorse necessarie per riacquistare fiducia nel futuro e per rilanciarsi dopo tanti anni di tagli». I ricercatori si riuniranno domani in assemblea a La Sapienza di Roma per la campagna promossa da Flc Cgil e Adi, l'Associazione dei dottori di ricerca.


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