Studenti e ricercatori

Università Torino, un passaporto accademico per i rifugiati

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L'università di Torino offre agli studenti rifugiati, che arrivano in Italia senza documentazione, l'opportunità di ottenere il Passaporto europeo delle qualifiche
accademiche, un titolo che valuta il livello d'istruzione e le competenze linguistiche e consente l'immatricolazione in un ateneo.

Questa settimana effettueranno il colloquio a Torino 36 giovani dai 20 ai 30 anni, provenienti da 14 sistemi educativi diversi. L'università dovrà attestare, attraverso una
metodologia rigorosa, il possesso del titolo di studio dei rifugiati che non hanno la documentazione per dimostrare il percorso di studi effettuato.

La maggior parte degli studenti che parteciperanno ai colloqui proviene da Paesi come la
Nigeria, il Pakistan, la Siria, il Camerun, la Guinea, l'Afghanistan e il Congo. Sono interessati a tutte le discipline, sia alla laurea triennale sia a quella magistrale.


Il progetto del Consiglio d'Europa, partito in Grecia l'anno scorso, in Italia è sostenuto dal ministero dell'Istruzione con il Cimea, Centro nazionale d' informazione sul riconoscimento
dei titoli di studio. «Finora in Europa - spiega Chiara Finocchietti, vice direttrice del Cimea - ne sono stati rilasciati 192 su 238 interviste effettuate, quindi soltanto il
5% non ha superato la procedura».

«L'Università di Torino è stata selezionata per effettuare i colloqui, partiranno da
domani (oggi per chi legge, ndr)», sottolinea Lorenza Operti, vice rettrice per
l'internazionalizzazione dell'Università di Torino.

«Il progetto - spiega Samir Heco del Consiglio d'Europa - è finanziato grazie a contributi volontari di Belgio, Norvegia e Italia, ma anche col supporto del Piano d'azione per la protezione dei minori migranti (2017-2019)».


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